Ciao a tutti. Si si, sto bene, benissimo… Ma l’auto proprio no!
Eh si perché proprio il giorno di Natale, mentre stavo facendo – come sempre – la spola in Piemonte, fra la città di mia madre, la città dove vivo e la città degli suoceri, è capitato un bel dabadam!
Provo a farla semplice. Dunque, sulla mia Ibiza ci siamo io e la mamma, e stiamo andando dagli suoceri, dove la mia signora ci sta aspettando per il pranzo, assieme a sorella, cognato e nipote (e cagnolina). Sono circa le 11, non abbiamo fretta, in autostrada si viaggia bene: sul retro, il pacchetto coi ravioli del plin, il nostro piccolo contributo gastronomico. Sono in tangenziale, prendo la corsia di decelerazione, al cui termine c’è un semaforo che, tramite un grosso incrocio, immette sulla strada provinciale: mentre mi avvicino, il semaforo resta verde… Rallento, passo il semaforo, inizio a svoltare e accedo all’incrocio quando “SBAMM!“, un’auto che arriva da sinistra mi centra, altezza ruota posteriore. La mia auto fa un mezzo giro, e si ferma proprio vicino all’isola spartitraffico.
Mamma e io stiamo bene: nessuna botta, e per fortuna nessun airbag scoppiato: con calma (sì, mi sento calmo, anche se confuso… ma chissà come sono, realmente) scendo, e vedo l’altra auto, una Golf, ferma poco oltre… Scende una ragazza, anche lei sulle sue gambe, e inizia a inveire. Un signore di una sessantina d’anni, serafico e con l’aria di uno che sa cosa fare, accosta, viene da me, chiede il triangolo, lo sistema, mi mette una mano sulla spalla e, senza cattiveria, mi fa: “Lei aveva il rosso“. “Eppure l’ho visto verde…“, rispondo a mezza voce. Sono cosciente che gli abbagli e gli errori esistono, e che non sono certo beneficiato dal dogma dell’infallibilità, per cui abbozzo: sicuramente è colpa mia. Anche la ragazza ce l’ha con me: “Ma che cazzo fai, era rosso!”. Anche se con le labbra visibilmente rifatte, è proprio una bella gnocca… Ma ora non ci devo pensare! E la Ibiza? Il paraurti posteriore, mezzo sfasciato, è tenuto legato all’auto da un filo elettrico, sparito il copricerchio sinistro, un pezzo di fiancata danneggiato… Chiaro che non camminerà. I soliti ben informati parlano di 5.000 euro.
Prima di qualunque poliziotto o vigile, allertato da chissà chi (domanda retorica) arriva un carro attrezzi-avvoltoio, che mi propone il solito trattamento imperdibile, tutto aggratis e ci manca pure mi offra il caffè. Manco lo cago. Ed ecco i carabinieri: né autoritari né compassionevoli, ma professionalmente tranquilli. Iniziamo le deposizioni: mi giro, e mia mamma è fuori dall’auto, col suo bastone… Meglio si sieda, anche se l’auto è “protetta” dall’isola spartitraffico, c’è comunque casino: e benedico il fatto che, contrariamente al solito, quel mattino non abbia preso il Lasix, se no saremmo anche in cerca di un bagno… E in quell’incrocio di periferia non ci sono manco case, figurarsi un cesso!
Intanto il casino cresce: fra le due auto incidentate in mezzo alla strada, l’auto dei Caramba e i carroattrezzi-avvoltoi (ne sono arrivati altri due!), le auto al mega incrocio iniziano a strombazzare. E, con mia sorpresa, qualcuno inizia a urlare: “Ma che cazzo succede a ‘sti semafori! Guardate che non vanno!“. I militi si guardano: “Prendi un po’ il codice di questo semaforo…”. Il casino aumenta: arrivano anche i vigili, e con paletta e fischietto si piazzano sui vari punti, dando manualmente il via e lo stop alle auto.
Il tempo passa… CID, deposizioni, documenti, telefonate a parenti, chiacchiere, mamma serafica che non batte ciglio (“l’importante è che stiamo bene”, e ha ragione) e che non deve far pipì, chiamata al nr verde dell’assicurazione, istruzioni sul da farsi… E sudo! A Torino fa un cazzo di caldo, altro che Dicembre: sono vestito come Totò a Milano, il sole picchia, e metti anche la tensione, sono marcio: ma ormai è fatta.
Finalmente l’appuntato dà il via allo sgombero: chiamo il carroattrezzi (il mio, non quello degli avvoltoi) e il carabiniere mi fa vedere che sul verbale ha dichiarato che c’è un probabile malfunzionamento semaforico: nel caso, pagherà il Comune. La ragazza dell’altra auto si scusa, e mi abbraccia… E sudo un po’ di più!
Mentre arriva il carro, guidato da un simpatico suda-mericano (che suda anche lui), un addetto dei vigili comunali mi precisa che “Sì ci sono problemi ai semafori, ma SOLO di posizionamento, anche se gravi… sia chiaro! Poi vediamo il Comune cosa decide”. E te pareva…
Sono stanco. Mentre il brasileiro carica l’auto, prendo la mamma sotto braccio, e piano piano ci spostiamo più in là: i ravioli sono nell’altra mano, mica li mollo! Firmo la ricevuta di consegna dell’auto, e arriva la mia signora (Dio la benedica!) con la sua auto: guiderò io, si, dopo gli incidenti si deve guidare subito, anche se con calma e concentrazione.
Mi sento calmo… Ma una calma strana, come fossi in una bolla: la testa, per tutto il pomeriggio, anche dopo gli abbracci dei parenti, le leccate del cane e il colesterolo del cibo, ovviamente abbondante, resta un po’ labile e vuota… Le immagini di quel semaforo che giurerei esser stato verde, della botta, del sole e delle auto strombazzanti continuano a riproporsi, come le parole dette e sentite, e le cose che avrei voluto/dovuto fare e non ho fatto. E mi accorgo, dentro la mia carne (e non come pensiero astratto) di come ci voglia davvero un nulla per cadere dalla routine alla tragedia, e di come una frazione di secondo possa decidere molto della tua vita, nel bene e nel male.
Ti svegli, prendi il caffè, doccia, barba, vestiti, zaino, chiavi, auto: tutto va bene. E poi non va più bene. Un decimo di secondo più in là, e l’altra auto e io ci saremmo evitati per un filo; ma un decimo di secondo in meno, e mi centrava sulla portiera del lato guida, e chissà se non ci fosse stata l’isola spartitraffico a proteggermi dagli altri… Dell’auto me ne frega davvero poco, se non tutto lo sbatti che mi aspetta con l’assicurazione e il carrozziere: dal Comune non mi aspetto chissà che ammissione di colpa, ma proprio per nulla…
Ma le macchine si aggiustano, l’assicurazione pagherà comunque, e stiamo tutti bene: ho dormito 9 ore e ora sono qui, che scrivo, e già mi distanzio da quel momento: che fra poco diventerà storia, anzi forse lo è già, una cosa da raccontare, fra lo stupore e l’aneddoto.
Buone feste, cari follower e amici: che per me, alla fin fine, al netto di tutto, lo sono state. Auto o non auto.
Che storia! Dai, auguroni e meno male.
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In questi casi, passata la paura e lo shock, si ringrazia di essere vivi. Mia figlia fece un testa coda col ghiaccio anni fa, proprio a Natale, macchina semidistrutta, ma festeggiammo che non si fosse fatta nulla. Il resto sono solo soldi.
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Cavolo che storia.
Auguri anche a te.
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Un film avvincente ed estremamente realistico.
Complimenti per il sangue freddo.
Auguri
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Ussignur, una faccenda pesante anche se non fosse stato Natale. Per fortuna non avete avuto danni personali. ❤
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Tranquillo sono cose che purtroppo capitano: guidando, guidando, è sempre così… Poi, come si dice, l’importante è non farsi male. Tra l’altro io ero preoccupato per i “ravioli del plin”: li ho provati a Torino e sono buonissimi (scusa è per sdrammatizzare). Buon anno e buoni ascolti 😉
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E oggi ho ritirato l’auto sostitutiva. Pian piano…
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L’importante è che nessuno si sia fatto male… auguri a tutta la famiglia!
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Grazie Marisa anche a voi e al piccolo ma sempre meno piccolo Dario
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❤❤❤
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dai, l’importante è che non vi siate fatti male
buon anno e speriamo ben^^
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E ho anche salvato i ravioli!
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Anche
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