I miei vinili: #12 – I concerti

Ciao a tutti. Oggi la mia rubrica “I miei vinili” si occupa del mio rapporto con ciò che, di norma, rappresenta – o dovrebbe rappresentare – l’altra metà della musica: e cioè il concerto.

La performance, la rappresentazione, il concerto appunto, dovrebbe essere – per un “vero” appassionato di musica – un qualcosa di irrinunciabile, di essenziale: è bello ascoltare in cuffia una canzone, apprezzare la composizione, stupirsi delle finezze di arrangiamento: ma è solo dal vivo, nella comunione col pubblico, che il racconto musicale può “chiudere il cerchio“. E, non secondariamente, dal vivo puoi apprezzare la reale bravura dei musicisti, entrare in contatto con quella gente che – come te – condivide la passione per il tale artista, e godersi un po’ di sano divertimento.

Bene, fatte queste premesse, veniamo a me, per smentire – in parte – quello che ho detto! No, un attimo: non è che non amo la musica dal vivo… E’ che non capisco le giostre. Mi spiego meglio: ricordo benissimo, avrò avuto al massimo 5 anni, mia madre mi sedette su un cavalluccio di una giostra: mentre tutto girava, il giostraio mi fece balzare davanti la codina per acchiapparla, e vincere un premio… La musica spingeva, la base vorticava, i bambini urlavano: e io che mi dicevo “ma perchè? cosa vuole questo?”. Proprio così, lo giuro. Ecco, in un concerto di grosse dimensioni mi capita sempre questo: non riesco a immergermi, e anzi mi perdo, mi astraggo, mi allontano. Di “roba grossa” ho visto i Pink Floyd, gli Stones, Vasco, e altro… Ma ogni volta sono “uscito fuori” da me stesso, e ho vissuto il tutto come quel bambino sulla giostra: come un osservatore esterno. Continua a leggere “I miei vinili: #12 – I concerti”

Domani avvenne: da lunedì 7 agosto 2023 a domenica 13 agosto

Quale musicista è nato oggi? Quale disco è uscito in quella data? Quale rocker è morto dieci anni fa? Ecco, per la settimana entrante, qualche risposta!

7 Agosto 1913: a Plainfield (New Jersey) nasce George Van Eps. Figlio d’arte, approccia presto la chitarra jazz, e negli anni Trenta diviene uno dei professionisti più rispettati: è famoso per l’invenzione di una chitarra a 7 corde (con l’aggiunta di una corda di tono basso), che gli consente di suonare, in parallelo alla melodia, una linea di accompagnamento… Tecnica alla base dello stile di Chet Atkins e Merle Travis.

8 Agosto 2022: a Santa Ynez (California) ci lascia, a 74 anni, Olivia Newton-John. Nata in Inghilterra ed emigrata con la famiglia in Australia, vince un talent di canto, e torna in patria: la sua carriera cresce in modo lento ma inesorabile, e nel ’78 ottiene il ruolo di Sandy nel fortunatissimo film musicale “Grease”, a fianco di John Travolta, e diviene una star mondiale. Seguono poi i successi di “Xanadu” e “Physical”, ma nel 1992 arriva un cancro al seno: la malattia avrà ragione di lei, alla fine, ma nei 30 anni intercorsi Olivia continuerà la sua carriera con costanza e successo.

9 Agosto 1968: per la IBC esce “Wheels of Fire“, terzo album del supergruppo inglese Cream. Doppio album (uno in studio, e uno live), è uno dei massimi capolavori del rock blues britannico: Clapton fa faville nelle riletture di “Spoonful” e “Crossroads”, Jack Bruce scrive e canta le classiche “White Room”, “Deserted Cities of the Heart” e “Politician”, mentre il batterista Ginger Baker incanta col suo assolo in “Toad”.

10 Agosto 1943: a New York nasce Veronica Yvette Bennett. Cantante del trio Ronnie and the Relatives, nel ’63 entra in contatto col producer Phil Spector: è la sua fortuna (con le Ronettes incide i fortunatissimi singoli “Be My Baby“, “Baby I love you” e “Keep on dancing”), ma anche la sua dannazione. Dopo aver sposato Phil, e diventata Ronnie Spector – la “ragazza cattiva del rock” – entra in un incubo, dovuto al carattere possessivo e paranoico del marito: ne uscirà solo ’73, dopo anni di vessazioni e minacce.

11 Agosto 2020: a Palm Springs (California) ci lascia Trinidad López III, in arte Trini Lopez. Cantante e chitarrista di origine messicana, nel ’63 debutta nella musica professionale, e grazie al suo talento nell’adattare canzoni moderne ai ritmi latini diventa una star del latin rock, con singoli come “If I Had a Hammer” o “America” (dal musical “West Side Story”). Trini è anche un attore di successo, avendo recitato in “Quella sporca dozzina”.

12 Agosto 1949: a Glasgow (da madre inglese e padre ungherese) nasce Mark Knopfler. A 14 anni riceve in dono una chitarra: strumento che non abbandonerà più, e di cui diventerà uno degli interpreti più originali e dotati di sempre, con un fingerpicking sopraffino, che sposa country, blues, folk, jazz, hillbilly e boogie. Laureato in letteratura, nel 1977 fonda i Dire Straits: band di cui, sino allo scioglimento nel ’92, resta il leader e autore unico. Successivamente ha intrapreso una carriera solista di assoluto rilievo artistico, seppur lontana dai clamori degli anni d’oro.

13 Agosto 1965: al club Matrix di San Francisco, avviene il debutto dei Jefferson Airplane. Band nata col preciso scopo di diventare il complesso stabile del locale, fortemente voluta dal cantante Marty Balin, all’epoca vede al microfono la cantante Signe Toly Anderson: vocalist che abbandona la band nel ’66 per motivi personali, lasciando il posto alla leggendaria Grace Slick, che contribuisce a spostare il gruppo verso il sound psichedelico, decretandone il successo.

La montagna perché

Amo la montagna.

Non che non ami il mare, ma certo non la “vita da mare”. Non mi piace l’aria del mare in estate, e i vestiti che a fine giornata sanno di salsedine e creme solari. Davanti al mare mi perdo a osservare e ascoltare le onde, ma mai mi viene da tuffarmici dentro, per caldo che faccia: ero così a 1 anno, sono così a 55. Mai piaciuta la spiaggia, con ombrelloni e tutto il resto: nulla da dire a chi la preferisce, ovviamente, ma non è il mio mondo. Diversa sarebbe una spiaggiona oceanica, da godersi nel silenzio, al mattino presto o al tardo pomeriggio, camminando lentamente sulle sue distese: ma non le spiagge tirreniche o adriatiche di Luglio. C’è poco da fare, sono uno “di terra”: nel cibo (il pesce lo mangio ma non lo cerco: per me un branzino vale tanto come un agnolotto!) e nell’istinto.

Amo, invece, la montagna: amo il suo fresco, la solennità dei profili rocciosi, il verde dei prati. Mi piacciono le chiazze di luce nei boschi, il rumore dei passi sui sentieri, il silenzio assoluto della sera, e la velocità con cui cambia il tempo.

Camminare in montagna, per brevi escursioni (mai fatto alpinismo o ferrate, per dire), mi suscita sentimenti contrastanti, ma che molto rivelano di me: quando immagino la salita sono frenato dalla mia atavica pigrizia, ma poi, allacciati gli scarponcini, e rotto il fiato, mi concentro sul passo, sul respiro, mentre canticchio in loop qualche motivo musicale e mi sincronizzo col suo ritmo… Osservo il sentiero, ogni tanto alzo lo sguardo, in cerca di un’apertura o dell’arrivo, e poi ritorno a guardare in basso: camminare è una piccola forma di meditazione, ed è proprio come la vita, uno slalomare continuo fra speranze, ostinazione, stanchezza, entusiasmo e sudore, fra slanci e fatiche. Se viene il fiatone, rallento, se me la sento accelero un po’, ma non è una gara: nessuno è un campione, e nessuno uno sfigato: ognuno ha il suo passo, che va rispettato e non giudicato. Soprattutto da se stessi.

E arrivo al rifugio: sudato, appagato e affamato. Qualcuno è già seduto, qualcuno parte per andare più sù ancora, altri sono alle mie spalle: mi siedo, mi riposo un attimo, mi guardo intorno, e poi leggo il menù! Ormai vanno di moda rifugi così attrezzati da sembrare ristoranti, e in molti si può arrivare in auto o con gli impianti: ma preferisco quelli un po’ defilati, dove c’è solo un sentiero pedonale, e più di 3 primi e 3 secondi (e già sono tanti!) non si trova. Nelle tavolate condivise a volte scambio due parole con altra gente, notizie su gite da fare, resoconti di quelle fatte, e amenità varie. E se hanno il cane, una carezza è d’obbligo!

E, col caffè in mano, mi godo il panorama, e il fresco: e mai come questa estate ho apprezzato la clemenza dei 20 gradi, mentre sotto ce n’erano 39! Purtroppo, a meno di non essere ciechi, si vedono anche i disastri che questo clima impazzito sta portando: laghi semi-prosciugati, ghiacciai quasi evaporati, e canotte dove prima ci voleva la felpa… Un piccolo, enorme, disastro: temo che ci sia davvero poco da fare, se non perseguire nel proprio piccolo comportamenti il più possibile sensati e rispettosi.

La discesa è facile, riposante, ma raramente entusiasmante: e poi si arriva a casa, una doccia, una sdraio, un libro, qualche progetto per l’indomani, e se capita una pennica. La notte, quasi sempre, sarà riposante e ristoratrice. E il giorno dopo, si riparte.

Si, amo la montagna, anche se non sono un grande escursionista e faticatore: la amo a modo mio, e con riconoscenza. E poi, vuoi mettere un posto dove la gente – nei paesini, sui sentieri e per strada – ancora ti saluta, anche se non ti ha mai visto?