Com’era verde la mia valle – Vacanze 2022

Pochi giorni fa abbiamo finito le nostre vacanze, e siamo rientrati nella routine… Sono state vacanze montanare e quasi fresche – perché, con l’andazzo che c’è, anche a 1.500 non fa le solite temperature – ma soprattutto senza un vero centro. Quest’anno abbiamo diviso i 12 giorni di libertà in 3 location diverse, ma tutte nell’amatissimo Alto Adige – Sud Tirol: più che un riscontro puntuale, mi va però di raccontare qualche momento che mi è rimasto impresso… Non necessariamente roba sconvolgente, da ridere o da commuoversi: ma istanti che, chissà perché, sono rimasti più vividi di altri. Come diceva Pavese, “Non si ricordano i giorni, si ricordano gli attimi“.

  • Dopo le traversie degli ultimi 2 mesi, e un caldo pesante che ha condizionato, oltre che il viaggio, i giorni e le notti ante-partenza, entriamo nell’appartamento in Val d’Ultimo… Fresco, pulito, comodo. Una doccia, un cambio di roba pulita: sul balcone mi aspetta una sedia pieghevole, all’ombra, e mi addormento per mezz’ora. Poi, un po’ di esercizi sul tappetino, che mi sono portato da casa, e una breve seduta meditativa. Le mappe escursionistiche si aprono sul tavolo, biro e notes per programmare le prossime gite sono pronti: il cielo è azzurro, e va tutto bene.

    Lago in crisi idrica
  • C’è un posto, in questa valle, dove si mangia bene. E’ lungo la strada, alla fine del Lago di Zoccolo, una via di mezzo fra una birreria all’aperto e una trattoria, senza orpelli: sotto gli ombrelloni siede una fauna abbastanza variegata, con  operai, turisti, agricoltori e gente del posto. Il menù è fedelissimo al canone sudtirolese: canederli, schlutzkrapfen, milanese, patatine, crauti… E’ bello arrivare lì, buttare l’auto sotto una pianta, sedersi all’ombra, guardare il via vai delle persone (quasi tutte di lingua tedesca), e aspettare i piatti. Ma qualcosa non va: l’anno scorso il lago, qui al suo punto estremo, arrivava a lambire il marciapiede opposto. Oggi si ferma invece almeno 300 metri prima, e al suo posto c’è un prato, giallo e gibboso. Colpa di questa stagione, eccezionalmente calda e siccitosa: il lago, infatti, è più basso di almeno 6-7 metri… E visto dall’alto fa ancora più impressione.
  • In Vadi Casies ci eravamo passati casualmente, anni fa, girando senza meta, e avevamo mangiato in una malga raggiungibile in auto. Davanti, l’anfiteatro delle cime che chiudono, a nord, la valle: nelle pietraie, un paio di sentieri accennati, e noi che, complice un bicchiere di vino, chiacchieriamo con gli altri unici due ospiti, una coppia più anziana, di Voghera. Questo è il mio ricordo. Quest’anno siamo qui per tre notti, e una delle escursioni prevede di andare a piedi su su, fino alla testa della valle: finalmente rivedrò quel posto. Passiamo una malga, poi due, poi tre, forse anche una quarta, e la valle finisce… Ma nessuna è, neanche lontanamente, quella del mio ricordo: e anche il panorama è diverso. Tornato a casa, cerco le foto del 2007: ma niente, di quella veloce gita non c’è traccia. Chissà dov’è finito, quel posto; e, soprattutto: ci sarà davvero stato?
  • Una lama di luce arriva a toccare le pareti della stanza, nel nostro secondo alloggio: ma è tenue, appena accennata… Lontano si sente il vento, e qualche tuono disturba il silenzio del mattino. Un temporale ci sveglia: ma è di quelli calmi, educati, discreti. Mi giro nel piumone, pigro: lo stomaco dà qualche lieve brontolio, e penso alla colazione che mi aspetta, in cucina. Più tardi il cielo si aprirà, e potremo fare la nostra passeggiata… Ma non c’è fretta: ci sarà tempo per tutto.

    Riva di Tures
  • Un chiacchiericcio mi sveglia: due signori sono appena passati a fianco della nostra auto, parcheggiata vicino alla chiesetta di Riva di Tures, in Valle Aurina… Auto in cui, come da tradizione, mi sono abbioccato subito dopo pranzo. Esco, e davanti c’è il panorama da cui, una ventina di minuti prima, mi sono congedato: ma ora è più netto, pulito, verde, proprio come la mia mente, riposata e fresca. Una conca valliva soleggiata, ampie distese di prati verdissimi, piccoli borghi sparsi, il rumore del vento, e dietro le grigie distese di pietra delle Vedrette. Il classico panorama montano del Sud Tirol, insomma: ma in quel momento è il più bel posto del mondo: e, quasi imbarazzato da tanta armonia, mi sento a disagio.
  • Sulla statale della Val Pusteria incontriamo un caos mai visto: è un banale martedì di metà luglio, eppure le auto non si contano… Tanto che stiamo pure fermi in coda per 30 minuti, senza muoverci di un metro. Da quanto frequentiamo questi posti (e si parla di 25 anni), ogni anno abbiamo incontrato più gente, ma l’esplosione del casino è avvenuta 5-6 anni fa, per colpa della serie tv “Un passo dal cielo“, ambientata presso il Lago di Braies. Il lago è un posto incantato, di una bellezza straordinaria: ma ora è letteralmente assediato di gente, in massima parte merenderos in canotta e costume, per arrivarci ci sono un pedaggio e finestre orarie, e tutta la valle risente del traffico qui diretto. La bellezza della natura è un diritto di tutti: ma di sicuro non germoglia nel casino, nelle code, nelle fasce orarie e nelle radio sparate a mille mentre si mangia il panino con la porchetta. Forse sono solo un (quasi) vecchio rompicoglioni: fatto sta che mi viene da dire “Com’era verde (e tranquilla) la mia valle”.

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