Iron Maiden – “Senjutsu”

Di mestiere, scoregge e maniera

Già il fatto che recensisca questo album solo oggi, e cioè a 50 giorni buoni dalla sua uscita, qualcosa vorrà dire: non tanto sulla sua qualità estetica, ma su come ne agognassi l’arrivo nei negozi. E dire che sono un maideniano di ferro (e scusate il gioco di parole): non delle primissima ora, è vero, ma di quasi quarantennale attività. A casa ho praticamente tutto, degli Iron Maiden: lp, cd, singoli, box, Ep, video… Eppure è due volte che la notizia dell’ultima uscita mi coglie di sorpresa: per “The Book of Souls” lo venni a sapere chiacchierando con uno sconosciuto sul treno, e per questo “Senjutsu” ci ha pensato uno dei tanti automatismi di Youtube. Me la sono quindi presa con calma, comprando il doppio cd (ma si trova anche come triplo lp) solo pochi giorni fa: e ora ve ne parlo.

Beh, che dire? Che è un lavoro che si fa sentire, senza dubbio: e ci mancherebbe altro! L’abbrivio è l’omonima “Senjutsu” (caso unico nei 17 album della band: mai prima un album aveva avuto la title track come apripista), un brano potente, drammatico e minaccioso, tutto guidato dall’incedere marziale della batteria di Nicko… Seguono quelli che, al momento, sono i due singoli rilasciati: la galoppanteStratego“, bella tirata, e la “sudista” “The Writing on the Wall“, brano non certo innovativo ma graziato da uno splendido assolo di Adrian Smith.

Bell’inizio“, mi dico, “tutto quadra”: il buon Steve Harris torna a fare il boss, firmando sette dei dieci pezzi; Bruce Dickinson – alla faccia del tumore alla lingua che l’ha colpito anni fa – è sempre il migliore, e nel tempo libero pilota aerei e commenta le gare di scherma; e Nicko, Adrian, Dave e Janick sanno cosa fare, con le bacchette o una chitarra in mano.

Ma, traccia dopo traccia, inizia a visitarmi – se non la noia – la sensazione di già sentito… Lunghe intro e anco più lunghe outro (“Deaths of the Celts“), improvvisi (ma manco troppo) raddoppi di tempo, una bella power ballad di Bruce (“Darkest Hour“), chorus stiracchiati ma che negli stadi susciteranno l’ennesimo “oh-oh-oh” da scandire assieme al frontman (“Lost in a Lost World“), gighe irlandesi in salsa elettrica, e così metalleggiando: alcune tracce molto buone (“The Parchment“, una spanna sopra le altre del secondo cd) e altre meno (l’estenuante “Hell on Earth“).

Arrivati alla fine, fra scariche di adrenalina e qualche skip in avanti, una domanda si impone: c’era davvero bisogno di questo disco? Ovviamente no. Non aggiunge nulla a quello che i Maiden – ed è tanto – hanno dato alla musica. Il cd contiene ovviamente momenti di ottima ispirazione, ed eccome che vorrei scrivere e suonare come Adrian Smith e Steve Harris: ma – secondo me – è almeno da “Dance of Death” (compreso) che di album imperdibili non ne sono più usciti.

Ma ci sta, eh: è 42 anni che i Maiden scrivono, suonano, girano il mondo, e in fin dei conti si è giovani una volta sola. E si può comprare musica non solo per scoprire cose rivoluzionarie, ma anche per rispetto: a chi l’ha fatta e ancora la fa, a quanti momenti belli ci ha fatto passare, a quanto ci ha tenuto compagnia e a quel che ci ha insegnato: perché gli ultimi non saranno dischi all’altezza di “Seventh Son” o “Powerslave”, ma nemmeno prodotti derivativi da quattro soldi. “Mestiere“, si dice? Si, certo: e averne, di mestieranti così. “Maniera”? Pure, senza dubbio: ma nel senso vasariano del termine, intendendo con essa non un vuoto esercizio virtuosistico, ma l’idealizzazione del bello attraverso il ricorso a elementi tipici.

In sintesi: ho acquistato “Senjutsu”? Si, anche se il 3 Settembre non mi sono catapultato in negozio. Mi è piaciuto? Abbastanza, apprezzando molto certe canzoni e certi momenti, e sbadigliando un po’ su altri. Lo consiglierei? Dipende: per un metal kid del nuovo millennio questo disco può dire poco o nulla, per noi dinosauri invece può dare ancora forti emozioni, complice anche la memoria e la nostalgia.

Ma poi io non faccio testo: se gli Iron pubblicassero un disco di scoregge, probabilmente lo comprerei lo stesso! Anche perché, in parte, l’hanno pure fatto: la B side “Sheriff of Huddersfield” (1986), dedicata ironicamente al loro manager, è un delizioso (e ben suonato!) esercizio di metal demenziale farcito da conati di vomito, rutti, declamazioni grottesche e peti. E, ovviamente, ne ho il vinile!

Iron Maiden – “Senjutsu” (studio album)

Pubblicazione: 3 Settembre 2021 – Parlophone/Warner Music Group

Tracklist
  1. “Senjutsu” – 8:20 (Adrian Smith, Steve Harris)
  2. “Stratego” – 4:59 (Janick Gers, Steve Harris)
  3. “The Writing on the Wall” – 6:13 (Adrian Smith, Bruce Dickinson)
  4. “Lost in a Lost World” – 9:31 (Steve Harris)
  5. “Days of Future Past” – 4:03 (Adrian Smith, Bruce Dickinson)
  6. “The Time Machine” – 7:09 (Janick Gers, Steve Harris)
  7. “Darkest Hour” – 7:20 (Adrian Smith, Bruce Dickinson)
  8. “Death of The Celts” – 10:20 (Steve Harris)
  9. “The Parchment” – 12:39 (Steve Harris)
  10. “Hell on Earth” – 11:19 (Steve Harris)
Musicisti
  • Steve Harris – basso, tastiera
  • Bruce Dickinson – voce
  • Adrian Smith – chitarra
  • Dave Murray – chitarra
  • Janick Gers – chitarra
  • Nicko McBrain – batteria

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