Davide Pezzi – “Quello che le canzoni non dicono”

Siamo nel 1975: durante il missaggio di “Shine On You Crazy Diamond”, si presenta in studio un tizio, calvo e in sovrappeso, con in mano un sacchetto di plastica, che nessuno conosce e nessuno ha invitato: gira per le stanze, si siede, si lava i denti, fa cose strane ma non dice una parola. Dopo un po’, qualcuno capisce: è un irriconoscibile Syd Barrett, il genio fondatore dei Floyd, e dai Floyd stessi licenziato 7 anni prima, dopo essere caduto nella spirale dell’abuso da LSD e nei meandri della sua mente. E caso vuole che “Shine On” parli proprio di lui, e di tutti i Syd di questo mondo: di quelle persone che, incapaci di affrontare la durezza del vivere, finiscono col precipitare nell’isolamento e nell’assenza. Una combinazione incredibile. Solo Syd non sembra capire: dice che la canzone “appare un po’ datata”, e se ne va.
Di storie come questa è pieno il rock: per un genere che vive (anche) di mitologia, gli aneddoti, le curiosità e le “spigolature” sono un bene necessario, anzi indispensabile. E di storie come queste parla “Quello che le canzoni non dicono“, l’interessante libro scritto da Davide Pezzi: nelle sue pagine potrete trovare 175 (uno più, uno meno) racconti musicali dedicati ad altrettante canzoni. Si sa, per noi appassionati le canzoni sono bolle iridescenti colme di gioia, ricordi, tristezze e memorie: ed è bello, giusto e divertente poter accostare alla loro dimensione privata quella pubblica, fatta sì di note tecniche, date, musicisti, autori e case discografiche, ma anche di retroscena e curiosità.

Ed è così che, grazie al lavoro di Davide, scopriamo che – e chi se lo ricordava più – l’annuncio della vittoria sanremese del 1987 di Morandi-Ruggeri-Tozzi con “Si può dare di più” arrivò assieme alla notizia della morte di Claudio Villa; che “Agnese” di Ivan Graziani e “A Groovy Kind of Love” di Phil Collins si ispirano entrambe a un rondò di Muzio Clementi di fine Settecento; che il videoclip di “Let’s Dance” di David Bowie ha più di un rimando al vecchio film “Scarpette Rosse”, e che il brano contiene un assolo di Stevie Ray Vaughan; che capolavori come “Starman”, “Blue Moon” e “Smells Like Teen Spirit” hanno rischiato, per motivi differenti, di non vedere la pubblicazione… E avanti così, di stupore in sorpresa!
Le 175 canzoni di cui parlano le 320 pagine del testo coprono un intervallo temporale abbastanza vasto, da “Blue Moon” (1934) sino a “Get Lucky” (2013) dei Daft Punk, e riguardano soprattutto il rock, folk e pop, con qualche spruzzata di jazz: con tanta materia a disposizione, c’era il rischio di una trattazione arida, fra freddi dati e annotazioni; e, invece, l’autore è riuscito ad adattare la materia a una formula discorsiva e narrativa agile, e mai noiosa o didascalica. E, dopo averci raccontato com’è nato il pezzo, le idee, i colpi di genio (o di culo) che hanno portato quattro accordi sulla vetta del mondo, Davide non manca di colorare il tutto con qualche accenno al “dopo”: alle fortune commerciali, alle cover, alle citazioni extra-musicali e ai promo pubblicitari.
Ho chiesto all’autore in base a cosa avesse scelto le canzoni: “Il criterio principale è stato quello dell’indiscutibile e oggettiva notorietà della canzone. Volevo che le storie parlassero soprattutto di canzoni famose anche per chi magari sente la musica in auto, distrattamente. A volte l’idea è nata da un’intervista; e per lo stesso motivo mancano canzoni celeberrime, ma che non hanno nessuna storia alle spalle.“. E, aggiungo io con un pizzico di malizia: a sensazione, manca anche qualche canzone di artisti che il Nostro proprio non sopporta… Ma ci sta: la libera scelta è uno dei pochi privilegi dati a chi si mette al pc a scrivere, glielo vorremo mica togliere? E Davide, giornalista riminese di casa a San Marino,  e curatore del sito storiedicanzoni.it, il suo diritto se lo è guadagnato tutto.
Il libro si avvale di due prefazioni: una di Marco Ferradini (che, con la sua “Teorema”, ben rappresenta le vicende che possono nascere prima, durante e dopo la stesura di una canzone), e una di Ivan Cattaneo. Preziose testimonianze che introducono a un lavoro ben riuscito, e che mi sento di consigliare ai miei lettori casuali e a quelli più fedeli: un libro che vi farà divertire, pensare e incuriosire, proprio come ha fatto con me.
Ma dove possiamo trovare il testo? Il libro (ed. Youcanprint) è in vendita in tutti i principali store online (Amazon, Ibs, Mondadori, Hoepli, Libreria Universitaria) al prezzo di € 16,00 nell’originale edizione cartacea: a € 5,99, invece, nella successiva versione e-book. E questa è la pagina facebook dedicata.

3 pensieri riguardo “Davide Pezzi – “Quello che le canzoni non dicono”

  1. In attesa che l’amministratore corregga il testo della bella recensine (per cui lo ringrazio) mi permetto di sottolineare che “Quello che le canzoni non dicono” non è solo in fornato e-book ma anche cartaceo e che il prezzo indicato di 16,00 € è per questa versione, che conta 320 pagine. L’e-book costa in effetti 5,99 €

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  2. Anche il prezzo indicato, 16,00 euro, è quello dell’edizione cartacea. L’e-book costa solo 5,99 euro. A parte queste piccole correzioni la recensione è bellissima e ti ringrazio dal profondo del cuore…Appena corretto formato e prezzo la condivido ovunque posso!Davide

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