Un’estate con Paolo Rossi e Mick Jagger

Torino + Paolo Rossi + Mick Jagger = 1982. Questione di matematica.

Mi ricordo bene di quel giorno, domenica 11 Luglio 1982: e che cazzo, hai 14 anni, hai finito da un paio di settimane l’esame di terza media, sei in vacanza, e l’Italia trionfa ai Mondiali di calcio di Spagna! Aggiungi che del calcio, fino a un paio di anni prima, te ne fregava poco o nulla: e, quindi, il blocco allo stomaco prima delle partite, i sudori durante i 90 minuti (e poi in quel Luglio non faceva certo fresco…), le urla ai goal e le ore passate dopo il fischio finale a discutere con gli amici, sono tutte novità, e capaci di prenderti per lo stomaco in un modo che non hai provato più.

E anche il prepartita: nessuno “special tv” di 2 ore, a parlare del nulla, ma un gruppo di amici sul divano del vicino di casa a ipotizzare, sperare, fare scongiuri, mentre il TG scorre, e – poco prima della diretta – mostra un’immagine che non dimenticherò più, al pari dell’urlo di Tardelli e di Pertini in piedi, a esultare: Mick Jagger che, arringando la folla di un concerto, predice la vittoria dell’Italia. Ma mica di un concerto qualunque: bensì quello allo Stadio Comunale di Torino, e anticipato alle 15 del pomeriggio per ovvi motivi. Un vero evento: era dal 1970 che gli Stones non si esibivano in Italia. In mezzo, tanti dischi, droghe, liti, polemiche e qualche passo falso: e non che “Tattoo You”, l’album promosso durante l’European Tour del 1982, fosse tutto ‘sto capolavoro… Ma per l’Italia, appena uscita dagli anni Settanta con le ossa rotte (e con l’ostracismo delle rock star mondiali), la calata di Jagger e Richards è una roba da libidine. Firenze dice no, ma Torino si: e si becca due date, domenica 11 luglio, appunto, e lunedì 12.

Al Comunale arrostiscono, sotto un sole tropicale, sessantamila persone, in religiosa attesa del Verbo e di “Satisfaction”: e, ovviamente, pronte – appena finito il concerto – a schizzare a casa, o nel bar sulla strada, per vedere le gesta dei ragazzi di Bearzot. Gli Azzurri sono in forma strepitosa, Bruno Conti sull’ala è una furia, e Pablito ogni volta che tocca palla la butta dentro… Ma una finale è una finale, e fa storia a sé: dall’ultimo Mondiale vinto sono passati 44 anni, e gli scongiuri non si risparmiano. Immagino gli sgrat e le toccatine intime quando, nel bel mezzo dello show, Mick Jagger si lancia in un pronostico favorevole… Da vecchia volpe, Sua Satanica Maestà sta sicuramente cercando di ingraziarsi il pubblico di casa: e non si accontenta di un generico “vincerete voi”, ma specifica pure il risultato, “3 a 1”.

Mi ricordo che, vedendo le immagini del TG, e un Mick Jagger scatenato, la mia vicina di divano Valeria, che all’epoca aveva 9 anni, chiese “Ma papà, la droga fa male?”, e si prese un bello scappellotto, a mo’ di ammonimento per il futuro… Io ero solo preoccupato per la partita, ma anche fiducioso: e non bastò il rigore sbagliato di Cabrini a scoraggiarmi… Paolo Rossi avrebbe risolto tutto: e così fu. Un fulmine, e la palla – siamo al 57° – entra in porta. E poi Tardelli, Altobelli, il goal della bandiera dei tedeschi, l’arbitro che intercetta la sfera e la alza al cielo, decretando la vittoria… E scoppia il casino! In mezzo alla sarabanda finale, Paolo – ormai, e per tutti, “Pablito” – a un certo punto, stremato, si siede su un cartellone pubblicitario, e lascia i compagni correre per il campo, godendosi la scena: come chi sa di aver fatto il proprio dovere, e non chiede di più.

Difficile immaginare due personalità più diverse da quelle di Mick Jagger e Paolo Rossi… Sulfureo, lascivo e spietato il primo; dolce, pacato e sorridente il secondo. Ora Pablito ci ha lasciato, fra il cordoglio di sportivi e amici, mentre Mick continua, con la sue labbra a canotto, le mossette da spogliarellista e un’ambizione che ha davvero del diabolico, a cantare, sposare donne giovani e sfornare figli. Eppure, in quella domenica di Luglio, queste due anime così diverse si trovarono imprevedibilmente legate: perché Mick, da figlio di buona donna qual è, oltre a vaticinare il risultato finale, lo fa pure indossando la maglietta azzurra n° 20, quella di Paolo Rossi. Intuizione da stregone supremo, o gran colpo di culo, chi lo sa: fatto sta che, in un importante pezzo di memoria collettiva, da allora Pablito e i Rolling Stones sono appiccicati assieme, e così rimarranno per sempre.

4 pensieri riguardo “Un’estate con Paolo Rossi e Mick Jagger

  1. Credo che Mick fosse un fan di Rossi, dopo averlo visto al mondiale argentino del 1978. Esiste infatti a mio avviso, un Rossi pre squalifica (molto piu’ forte e completo) ed uno post squalifica (molto piu’ goleador). Quando accostano infatti Pablito ad Inzaghi, mi fanno accapponare la pelle.

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