Canta che ti passa #1

Come tutti (o quasi) in questo periodo sto a casa, e senza troppe ansie: in fondo sono sempre stato a vocazione casalinga, un giorno su due lavoro “smart”, “pulizie di primavera” in appartamento ne abbiamo una valanga, e il blog è pure da manutenere… Ma la musica, come sempre, aiuta a passare il tempo piacevolmente, soprattutto nei giorni di turno-smart, quando fra le mie quattro mura ci sono solo io, e dall’ufficio fioccano le pratiche.

Lancio oggi (e poi vediamo se e quanto durerà) un aggiornamento bi-trigiornaliero (brutta parola… ogni due-tre giorni insomma) su cosa ho ascoltato con più frequenza nelle precedenti 48 ore: non vere e proprie recensioni, ma appunti, sensazioni, note.

  • Tav Falco’s Panther Burns – “Behind the Magnolia Curtains“. Un eclettico mattoide di evidenti origini italiane (Gustavo Antonio il vero nome), nato a Philly, cresciuto in Arkansas ed emigrato a Memphis: fotografo, benzinaio, ferroviere, attore, film-maker, ballerino, e naturalmente cantante. Nel 1980, con la compagnia di Alex Chilton (quello dei Big Star), mette su una band chiamata “Panther Burns” (come una delle più grandi piantagioni del Tennessee) con cui riprende il rockabilly più polveroso, malato e primitivo, e le canzoni di artisti “minori” e dimenticati, per proporli in una chiave debosciata e psichedelica… L’effetto è sconcertante, molto lo-fi e soprattutto disturbante. Non guasta la copertina, dove Tav sembra una specie di Chaplin triste e dandy. Da recuperare e sentire, per sballarsi un po’ in compagnia degli zombie di Elvis e Charlie Feathers.
  • Paul Di’Anno’s Killers – “Screaming Blue Murder“. Il primo vocalist degli Iron Maiden, dunque, un bel tamarrone dall’attitudine punk segato dalla band dopo i primi due album (e parliamo quindi del 1982) per i troppi eccessi, e per far posto al più tenorile e professionale Bruce Dickinson. Il cd è un compendio del meglio della sua carriera solista: non un percorso di primissimo piano, anzi, il pessimo carattere di Paul, altamente borderline, lo ha portato di gradino in gradino sempre più in basso… Ricordo, anni fa, un suo concerto in un pub di Montaldo Scarampi, minuscolo paesino in provincia di Asti: quando si dice dalle stelle alle stalle. Fra canzoni originali (“Mashall Lockjaw”, “Menace to Society”) e riletture live Maiden (“Wrathchild”, “Sanctuary”) il vocione raschiato di Paul va che è un piacere: le ultime tracce pendono un po’ troppo (almeno per me) sull’industrial e sullo speed, ma il cd funziona egregiamente… Soprattutto per i nostalgici.
  • Francis Cabrel – “Samedi soir sur la Terre“. La famiglia di Francis arriva in Aquitania dal Friuli, il ragazzo (nato ad Agen) nei ’60 compra una chitarra, si appassiona a Dylan e Neil Young, e inizia a scrivere canzoni pop-rock con spruzzi blues e folk (proprio come i suoi idoli). La sua fama cresce negli anni Ottanta, fino a diventare una delle voci più apprezzate del suo paese (oltre venti milioni di pezzi venduti!). Ho solo questo cd, che ho sentito molte volte: “La Corrida” (un j’accuse jazzato contro la tauromachia francese), il blues alla Knopfler “Assis sur le rebord du monde”, l’aneddotica e mossa “La Cabane du pêcheur”, la malinconica title-track, l’impegnativa ma dolcissima dichiarazione d’amore “Je t’aimais, je t’aime, je t’aimerai”, la funkeggiante “Le Noceur“… Bello, bello e ancora bello. Ma come ci sono arrivato a Cabrel? Grazie all’insegnante di yoga della mia signora, lionese di nascita e da 28 anni a Torino.
  • Vinicio CaposselaDi tutto un po’ su Youtube. A cominciare dallo spezzone (eh si, interrotto verso la fine ;.( ) della archetipica “All’una e trentacinque circa“, presa dal “Solo Show” del 2009: oltre al pezzo, che con le sue descrizioni ironiche della vita dei musicisti da club tanto mi evoca Paolo Conte, si gode per l’allegra e carnevalesca compagine di accompagnamento, degna di un circo o di una street parade di Memphis… Banjo, washboard, flauto da naso (sic), clarino, sousafono e grancassa: davvero grandioso. E poi “Che coss’è l’amor”: che mi ricordo fatta live nel 1994-’95 nel vecchio show di Paolo Rossi e Piero Chiambretti “Il laureato”, e portata al grande pubblico grazie al film “Tre uomini e una gamba”, nella scena della partita a calcetto coi marocchini… “Fino a quando si ostina a schierare la squadra a zona, è chiaro che si perde. Va che il Marocco è forte fisicamente!”. E poi altre cose, la delirante “Brucia Troia”, la circense “Corvo torvo” e l’inaspettata accoppiata con Young Singorino, nella rivisitazione folk-tribale della sua storica “Peste” qui intitolata “+Peste“… Ed io, che ho sempre considerato Young Signorino un bluff da pernacchie, e che avevo fatto spallucce all’investitura fattane da Manuel Agnelli come “il più punk dei trapper italiani”, forse mi arrendo: se Manuel e Vinicio ci hanno visto del buono, un motivo ci sarà! La canzone, non c’è che dire, funziona. E dire che “Peste” era stata pensata come inno contro “la peste dell’odio in Rete, della delazione, del linciaggio, dello squadrismo”: ma in questi giorni la parola “peste”, coi suoi richiami manzoniani, camussiani (si dirà così?) e flu-qualcosa, ci ricorda una ben più stringente attualità.

A risentirci, cari: e a risentire cd, video e dischi, fino a quando ce n’è!

Abbiamo parlato di:

Tav Falco’s Panther Burns – “Behind the Magnolia Curtains” (Rough Trade, 1981)
Paul Di’Anno’s Killers – “Screaming Blue Murder” (Burning Airlines, 2002)
Francis Cabrel – “Samedi soir sur la Terre” (Columbia, 1994)
Vinicio Capossela + Young Signorino – “+Peste” (Warner Music Italia, 2020)

6 pensieri riguardo “Canta che ti passa #1

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