Mimmo e Elvis: il gesto e la musica

Entrando nel primo padiglione della mostra “NOI… non erano solo canzonette“, mi accoglie questa gigantografia: Domenico Modugno, durante l’ottavo Festival di Sanremo (1958), che spalancando le braccia esplode nel suo celebre “Volare oh, oh“.

E, immediatamente, la scheda-video del mio cervello manda in onda questa immagine:

il ventunenne Elvis Presley che, al “Milton Berle Show”, NBC, canta “Hound Dog” e per la prima volta esibisce in diretta tv nazionale la sua famosa “pelvica”.

E, con questa suggestione, un po’ eretica e un po’ paracula, torno a casa, e inizio e rimuginare se le piccole cellule grigie e l’ispirazione ci hanno visto bene, o se accostare Mimmo ed Elvis è una minchiata di quelle grosse.

Due gesti, due cantanti, e due storie diverse: un fossato di quelli belli profondi. Dunque, vediamo un po’. Presley, quando debutta in tv, non è ancora The King: ma da Memphis, e dalla piccola ma lungimirante Sun Records, è da poco sbarcato negli studi RCA di Nashville e ha inciso il suo primo album milionario, mentre il Colonnello Parker ha scatenato la sua spregiudicata macchina pubblicitaria, facendo del suo protetto un caso nazionale. E così arriva il 5 Giugno 1956 (toh, il giorno e il mese del mio compleanno…), e l’ospitata da Milton Berle. Elvis, lasciata la chitarra nel camerino, si lancia in un’energetica e scatenata cover di “Hound dog”. Per far contenta la RCA e i suoi producer, “Hound Dog” è stata emendata dai riferimenti più piccanti del blues originale, e trasformata in una presa in giro del cane del titolo: ma, nonostante tutto, la sala esplode, e il mondo diventa a colori.

Perché il fatto non sta tanto in “cosa dice Elvis”, ma nel modo in cui lo dice. Il ritmo e il blues, lo slap del contrabbasso e i singulti della voce, tutto è raccolto, condensato, energizzato e sputato fuori attraverso i contorcimenti del corpo e le mosse di Presley. Con un solo gesto, Elvis manda in frantumi secoli di intolleranza, perbenismo e barriere razziali, e presenta al mondo una nuova civiltà. Tutto, in quella performance, parla inequivocabilmente la lingua della gioventù, della libertà, della ribellione e del sesso. Una carnalità a torto o a ragione sinonimo di pelle nera, e che improvvisamente emerge dall’inconscio collettivo come un grido di battaglia: e non si faranno prigionieri. Le ragazze secernono litri di umori vaginali, le vendite si impennano, da ogni dove sbucano cantanti senza curriculum che ballano e sbraitano, e il confine fra musica bianca e nera inizia ad assottigliarsi; mentre, dall’altra parte, si urla alla corruzione della morale, e allo scandalo per una musica senza cultura e dignità.

E in Italia? Abbiamo un governo genuflesso al magistero della Chiesa, e la retorica moralistica di un paese che, pur correndo avanti, continua a guardare indietro: nella società e nell’economia, come nelle canzoni. Passata la fugace infatuazione Boogie del dopoguerra, si è subito tornati al solito pastone di canto operistico, temi strappalacrime, linguaggio aulico, melodie svenevoli e contegno da funerale… Ma poi arriva Mimmo.

Modugno, nel ’58, nonostante i trent’anni di età e le variegate esperienze teatrali e cinematografiche, ha finora inciso “solamente” dischi in dialetto salentino (fatta eccezione per “Vecchio frack”): a Sanremo nessuno intende proporre il suo nuovo pezzo e così – più per necessità che per convinzione –  ci pensa lui, in coppia (come si usava allora) con un altro, l’allora quasi esordiente Johnny Dorelli… E succede l’impensabile.

Critici, pubblico, giornalisti, garzoni: tutti, fin dalla prima sera, canticchiano “Nel blu dipinto di blu”. La votazione finale, con un esito plebiscitario, sancisce una vittoria ormai scontata: Nilla Pizzi accusa 20 voti di distacco, il “reuccio” Claudio Villa si incazza (ce ne faremo una ragione…), ma tutti gli altri sono felici: di scandalo, manco l’ombra. Why?

Semplice: in Italia non c’è nulla di paragonabile al rhythm’n’blues: un qualcosa, cioè, contemporaneamente popolare, alternativo, seducente e divisivo. C’è il bel canto, la tradizione napoletana, e qualche spruzzata di innocuo novelty: i dissidenti sono figure apolidi, isolate, incapaci di incidere in un sistema pietrificato. In una situazione così statica, basta davvero poco (che poi poco non è) per suscitare un cambiamento: i baffetti di un cantante pugliese che si finge siciliano, un leggero ritmo di swing, un testo dalla placida e sognante narrazione e una melodia davvero memorabile. Nella canzone di Modugno non c’è ribellione e non c’è sensualità (se non in forme assai subliminali): tutto è chiaro e limpido, come la metafora chagalliana dell’uomo dipinto di blu. E, a corollario, le braccia spalancate: una posa senza sottintesi, senza isterismi e senza tensioni latenti, che non deve e non vuole sublimare alcunché… Ma è la pura, semplice, liberatoria e (ci scommetto) calcolata illustrazione scenica dell’imperativo del titolo.

Quella di Elvis è la pulsionale chiamata alle armi di una generazione che improvvisamente ha scoperto di essere tale, e che non si riconosce più nel passato: e che, fra jukebox, spinelli e capelli lunghi, giusto una manciata di anni dopo, a Berkeley, proverà a mettere a ferro e fuoco il sistema. Mimmo, invece, non ordina e non sbraita: ma con un sorriso sornione invita gli italiani ad aprire le finestre e far entrare un po’ d’aria fresca. Sembrerà poco: ma per un popolo dalla mentalità un po’ provinciale e che – non dimentichiamo – non ha mai fatto uno straccio di rivoluzione, volere volare è già tanto. E, proprio dal 1958, l’Italia volerà: il Boom Economico, con i suoi fulgori e le sue contraddizioni, innescherà anche nella canzone una gioiosa rivoluzione. Prima Modugno, il primo cantautore: e poi Celentano, Mina, Gaber, Jannacci, Paoli, Tenco e tutti gli altri. Non saremo gli americani: ma sappiamo parlare anche con i gesti; e qualcosa di buono, ogni tanto, riesce anche a noi.

…Anche se, a dirla tutta, un po’ d’amaro in bocca mi resta lo stesso: perché ho la sensazione che, per il rock’n’roll, la canzone italiana e il mondo intero,”un sogno così non ritornerà mai più”.

 

Abbiamo parlato di:

Domenico Modugno – “Nel blu dipinto di blu” (Franco Migliacci, Domenico Modugno) – Tratto dal 45 giri “Nel blu dipinto di blu” (1958, Fonit Cetra)

Elvis Presley – “Hound Dog” (Jerry Leiber, Mike Stoller) – Tratto dal 45 giri “Hound Dog” (13 Luglio 1956, RCA Victor)

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