Che “Breaking Bad” sia una delle serie più riuscite, premiate e ben costruite della storia recente è ormai un dato di fatto: e non sto certo qui a magnificarvene le qualità di sceneggiatura, di recitazione e di ideazione… Tanto chi ama le serie tv lo sa già, e chi le detesta non attenderà certo me per cambiare idea. Stante la mia passione e attenzione per l’aspetto musicale, però, volevo soffermarmi su alcuni punti “a tema” che ho trovato particolarmente curiosi e interessanti, sia in BB che nel suo prequel “Better Call Saul“: tre, per la precisione, così non vi stresso troppo! Continua a leggere “Breaking Bad / Better Call Saul – Tre canzoni”
Categoria: Lo spettacolo d’arte varia
Tre film #3
“Sai, mi sto vedendo dei film di Fantascienza Hard!”: e il mio collega e amico blogger Vincenzo sorrise sornione, pensando a chissà quale mia perversione… Ma no, la Fantascienza Hard non riguarda amplessi e copule nello spazio, con alieni dalle strabilianti dotazioni intime o con marziane a tre seni: semplicemente, è un filone sci-fi caratterizzato dall’enfasi per il dettaglio scientifico, e/o per la sua plausibilità. Dove si cerca, in parole povere, la credibilità, la coerenza narrativa e il rigore scientifico, almeno per quelle che sono le conoscenze e le possibilità dell’epoca in cui è pensata la storia.
Detto ciò, mi sono procurato tre film “minori” che rientrano (o dovrebbero rientrare) nei canoni: e ve li racconto. Continua a leggere “Tre film #3”
Tre film #2
Questa volta non vi racconto di film visti a casa, ma in vacanza… Sì perché ci siamo presi, per una settimana, un bungalow in Val di Ledro: e, fra passeggiate, letture e riposo, c’è stato anche il tempo per qualche film. Pellicole che volevamo vedere da tempo, e che abbiamo riversato in una chiavetta usb, con la speranza (ripagata) che la tv riuscisse a leggerle.
E, quindi: Continua a leggere “Tre film #2”
Tre film #1
Carissimi, prima di andarmene in vacanze – ah, finalmente! – vi racconto brevemente di tre film visti in tv… Anche perché di sale aperte, a Torino, ce ne sono ancora pochissime: e meno male che il ventesimo anniversario dell’apertura del Museo Nazionale del Cinema, sarebbe dovuto esser celebrato con iniziative a tema (“Torino città del Cinema 2020”)… E chissà il TFF se ci sarà e come sarà.
Va beh, bando alle tristezze, che di rimpianti e malinconie ce ne sono già troppe, e veniamo ai film; tre titoli, dicevo, senza uno straccio di denominatore comune che non sia il mio salotto, la mia tv e l’indispensabile compagnia di Giusi.
Pronti? Si va!
- “Hollywood Party”: un classico dell’umorismo cinematografico, da più parti e fonti considerato il miglior film comico di sempre. La trama si racconta, realmente, in due righe: Hrundi V. Bakshi, un attore indiano (dell’India), che per distrazione ha appena distrutto un set, è invitato per sbaglio al party dell’inconsapevole produttore, e di gaffe in gaffe gli smonta la casa. La sceneggiatura dà modo a Blake Edwards di satireggiare sul mondo del cinema e del jet set californiano, e a Peter Sellers di spendersi in una serie di gag visive e mimiche che richiamano la commedia slapstick e la lotta con gli oggetti di Jacques Tati: e, sì, è spassoso vedere come il proverbiale granello di sabbia possa prima inceppare e poi sbriciolare dall’interno gli ingranaggi dell’alta società, oliati di perbenismo e vacuità. Un gran film, ok: ma non lo definirei “il miglior film comico di sempre” (gli preferisco, ad esempio, “Some Like It Hot” e “Young Frankenstein”). Vi sono sequenze che avrebbero potuto essere un po’ asciugate (quella con l’attore dei western, ad esempio), e altre avrebbero meritato più approfondimento: trovo inoltre che il finale (da quando entra l’elefantino, per intenderci) sia fuori tono, e interrompa con la sua cacofonia carnevalesca il lento fluire umoristico del film. Una nota di merito, ovviamente, allo strepitoso Peter Sellers (indimenticabile la gag con la scarpa, e le smorfie del “bisognino urgente” che non trova sfogo), e a Steve Franken, interprete del cameriere via via più ubriaco, e che in più occasioni ruba la scena a Sellers. Insopportabilmente insipido il canticchiare di Danielle De Metz, che ha la stessa potenza vocale di Viola Valentino, ma stupendo l’autociclo del buffo Bakshi, una “Morgan Tre Ruote” degli anni Venti. Didascalico il finale, con Bakshi che, alla faccia degli arricchiti yankee, riesce a conquistare la bella Claudine Longet. La Prima Ministra Indira Gandhi si disse orgogliosa della battuta con cui Bakshi risponde a un ospite grezzo e lascivo: “«Who do you think you are?» «In India we don’t think who we are, WE KNOW WHO WE ARE!». E mi viene il sospetto che Paolo Villaggio, per la scena della cena aziendale del rag. Fantozzi, abbia rubato più di un’idea a Blake Edwards.
La tag di Lovecraft
Colgo al volo il gioco proposto dall’indispensabile Tony (cui va il mio grazie!) per dare il mio contributo sulla “tag di Lovecraft”, autore che amo moltissimo e conosco a menadito.
Prima di procedere, come da istruzioni, riporto le “regole del gioco“:
- Ringrazia sempre il blog che ti ha nominato!
- Posta la foto in alto come immagine del post.
- Rispondi alle domande spiegando anche il motivo.
- Nomina sempre cinque blogger.
- Divertiti.
Venerdì 13
Ok, oggi non è venerdì 13, ma venerdì 5… E chissenefrega, è anche il mio compleanno, e brutalmente esercito il diritto di scrivere cosa voglio! E, una volta tanto, non parlo di musica!
Dunque, ieri sera – come “regalo” – ho chiesto alla mia compagna di sorbirsi con me “Venerdì 13“, il film del 1980: quello dei ragazzi al campeggio, e del maniaco che li massacra uno per uno. Non il massimo della romanticheria, ok: ma avevo voglia, dopo 30 e passa anni, di rivederlo, e vedere di nascosto l’effetto che fa. E poi GIusi non ama per nulla gli horror: se non ne approfitto al mio compleanno, quando mai?
Per chi non lo sapesse (ma chi non lo sa?) “Venerdì 13” è il capofila degli slasher movie, quelli con un misterioso e truce maniaco omicida, che non risparmiando crudeltà ed efferatezze massacra implacabilmente un gruppo di adolescenti. Narrativamente parlando, qualcosa di così elementare che la favola di Cappuccetto Rosso al confronto sembra l’Ulisse di Joyce. Continua a leggere “Venerdì 13”