Domani avvenne: da lunedì 23 dicembre 2019 a domenica 29

…E buon Natale a tutti!

23 Dicembre 1956: a Londra, da una famiglia di umili origini, nasce Dave Murray. A 15 anni, rapito dall’ascolto di “Voodoo Child” di Jimi Hendrix, molla la scuola e passa alla chitarra. Fino al 1974 è negli Evil Ways, con Adrian Smith, nel ’76 entra nei neonati Iron Maiden, li lascia, ritrova Smith negli Urchin, fino a tornare – e siamo al ’78 – nei Maiden, per non lasciarli più (e dopo un solo disco sarà raggiunto da… Smith!). Chitarrista dallo stile rapido e fluido, assieme al bassista e fondatore Steve Harris è l’unico membro sopravvissuto della formazione originale della band.

24 Dicembre 1946: ad Amsterdam nasce Jan Akkermann. Chitarrista, nel ’69 – assieme al tastierista Thijs van Leer – fonda il gruppo prog dei Focus, titolari di un rapido ma acceso successo nei primi anni Settanta. Successivamente si dà alla carriera solista, approdando a uno stile di impronta jazz-fusion.

25 Dicembre 1954: a Houston (Texas), a soli 25 anni, muore John Marshall Alexander Jr., in arte Johnny Ace. Cantante melodico di afflato Soul, la sera di Natale è nel backstage, durante la pausa di un concerto, quando inizia a giocherellare con una calibro 32: se la punta alla tempia, sghignazzando che “tanto non è carica”, preme il grilletto e… Bang! E se ne va così, stupidamente, una delle stelle più amate dal pubblico di colore di Memphis. Ne ho parlato anche qui.

26 Dicembre 1965: a Liverpool, Paul McCartney ha un banale incidente in motorino: ne esce con un dente rotto, un labbro ferito, e nulla più. Eppure, con tutta probabilità, è da qui che ha origine la leggenda della “morte di McCartney” e della sua sostituzione con un sosia… La famosa teoria complottistica detta “PID” (Paul Is Dead).

27 Dicembre 1952: a Marino (Roma) nasce Gianni Nocenzi. Polistrumentista, ma per vocazione tastierista, assieme al fratello Vittorio a fine ’68 fonda il noto complesso prog Banco del Mutuo Soccorso. Rimarrà nella band sino al 1984: successivamente, affiancherà la carriera solista e a quella di esperto di campionamenti per la ditta giapponese Akai.

28 Dicembre 1968: a Gulfstream Park, a nord di Miami, prende il via la tre giorni del Miami Pop Festival. Con un pubblico stimato di centomila persone, e la partecipazione di oltre 30 artisti – fra cui Canned Heat, Grateful Dead, Marvin Gaye, Iron Butterfly, Joni Mitchell e Procol Harum – è considerato il più grande festival della East Coast. E’, inoltre, il primo festival a presentare due palchi posti a diverse centinaia di metri di distanza (The Flower Stage e The Flying Stage), ma operanti in simultanea.

29 Dicembre 1965: a Garden Grove (California) nasce Bryan “Dexter” Holland. Cantante e chitarrista, nel 1984 – assieme al bassista Greg Kriesel – fonda il gruppo punk degli Offspring. Autore principale della band, è titolare anche di un dottorato in biologia molecolare, è proprietario della linea di salse alimentari “Gringo Bandito”, ha una licenza di pilota d’aereo e ha fondato la piccola ma attiva Nitro Records.

Only the (b)Rave

“Beats”: rave before sunset 

Diciamocelo subito: per me la musica è sempre stata una questione di chitarra (preferibilmente elettrica), batteria, basso, voce, occasionalmente tastiera, e bon. La pochissima elettronica che ho in casa è figlia del Kraut Rock (Can e Kraftwerk in primis), e occupa davvero poco posto. Non che mi schifi, ma l’imprinting arrivato a forza di Purple, Zeppelin e Iron si fa sentire ancora adesso: e poi per me, l’elettronica si è a torto appiccicata al mondo delle discoteche, che non ho mai frequentato, preferendo i pub con le patatine fritte, il fumo da tagliare col coltello (altra epoca…) e i gruppi dilettanti assoldati per la serata.

E però. Però poche settimane fa, quando al Torino Film Festival mi sono imbattuto nel film “Beats“, dedicato ai Free Party inglesi e alla legge ammazza-rave del ’94, ho iniziato a rimuginarci sopra… E queste righe sono il risultato di questo cogitare: se poi dico troppe minchiate, voi che invece dei rave e della techno capite più di me “mi corriggerete”, come disse nel ’78 un tal Karol di bianco vestito.

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Domani avvenne: da lunedì 16 dicembre 2019 a domenica 22

16 Dicembre 1949: a Houston (Texas) nasce William “Billy” Gibbons. Figlio d’arte, inizia la carriera come giovanissimo percussionista “latino”, a fianco di Tito Puente, ma a 13 anni passa alla chitarra: dopo l’esperienza nel gruppo psichedelico Moving Sidewalks, e un tour di spalla a Jimi Hendrix, nel ’69 fonda il trio power-blues ZZ Top, nei quali ricopre – e la storia continua ancora adesso – il ruolo di autore, cantante e chitarra solista. Famoso per la sua lunga barba, è uno dei chitarristi di blues elettrico più apprezzati di sempre.

17 Dicembre 1942: a Chicago nasce Paul Butterfield. Armonicista blues, “nonostante” la pelle bianca entra presto nel giro di Muddy Waters e Howlin’ Wolf, e nel ’65 fonda la Paul Butterfield Blues Band, assieme al chitarrista Mike Bloomfield. E sono proprio loro ad accompagnare Dylan nello scandaloso concerto elettrico di Newport, nel ’65.

18 Dicembre 1947: a New York nasce Martin Reverbery, in arte Martin Rev. Tastierista e autore, assieme ad Alan Vega è il fondatore del visionario gruppo synth-pop-industrial-punk-wave-ecc ecc Suicide.

19 Dicembre 1975: il chitarrista Ron Wood, già in forza nei Faces, lascia la band ed entra ufficialmente nei Rolling Stones, al posto di Mick Taylor: incarico che mantiene ancora oggi, a ormai 44 anni di distanza.

20 Dicembre 1948: a Londra nasce Alan Parsons. Multistrumentista, diventa ingegnere del suono presso gli Studi EMI di Abbey Road, e sovrintende alla registrazione dell’omonimo album dei Beatles: è l’inizio di una carriera di successo, che lo vede al fianco dei Pink Floyd (“Atom Earth Mother” e “The Dark Side of the Moon”), prima di passare – e siamo al ’75 – a fondare una propria band, The Alan Parsons Project, assieme a Eric Woolfson.

21 Dicembre 2014: a Windsor (Londra), Elton John sposa il suo compagno di sempre, il regista canadese David Furnish. Al party, celebrità del calibro di Liz Hurley, Victoria Beckham e Donatella Versace: il giorno è scelto per celebrare l’anniversario della loro unione civile, avvenuta esattamente 9 anni prima, il 21 Dicembre 2005.

22 Dicembre 1939: a Columbus (Georgia), a soli 53 anni ci lascia Malissa Nix Pridgett, in arte Ma Rainey: figlia di attori girovaghi, nel 1902 è folgorata dal canto selvatico e ispirato di una cantante dilettante di blues, e decide di fare suo questo stile. Con il marito William “Pa” Rainey forma una celebre coppia, “The assassinators of Blues”: passato qualche anno si svincola dal consorte, e diventa la prima diva di massa del popolo nero. Fra i suoi pezzi, “Bo-Weevil Blues”, “Chain Gang Blues” e la sconcia “Shave ‘em Dry Blues”.

La Bubblegum Music

Siete proprio dei pulcini

Nel ’65 la Kama Sutra Records è fresca reduce dai successi del gruppo folk-rock The Lovin’ Spoonful: il contratto di distribuzione con la Mgm è però troppo oneroso, e le casse piangono. Nel 1967 lo scoraggiato manager della Kama Sutra, Art Kass, lascia l’etichetta e costituisce la Buddah Records: grazie a Neil Bogart (ex Cameo-Parkway) entrano in squadra i produttori Jerry Kasenetz e Jeff Katz – ex Cameo-Parkway, noti ai più con la sigla Super K Production – e alcuni artisti del vecchio catalogo. Il primo album prodotto è “Safe as milk” (1967) di Captain Beefheart: ma non è certo il “genere freak” la loro meta.

Fra la fine del ’67 e i primi mesi del ’68 la casa newyorkese sconvolge il mercato dei singoli con tre canzoni di altrettanti illustri sconosciuti: “Green Tamburine” dei Lemon Pipers (n° 1 in classifica, e oltre un milione di copie vendute), “Simon Says” dei 1910 Fruitgum Company, e “Yummy yummy yummy” degli Ohio Express (entrambi ottimi quarti posti). È l’atto ufficioso di nascita della famigerata “Bubblegum Music”: nome particolarmente adatto perché il chewing-gum, come sostengono argutamente Kasenetz e Katz, è il simbolo del consumo giovanile: un qualcosa che – come l’appiccicosa bolla colorata – in attimo nasce, cresce e scoppia.

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Domani avvenne: da lunedì 9 dicembre 2019 a domenica 15

9 Dicembre 1964: negli studi Van Gelder, New Jersey, John Coltrane incide il capolavoro “A Love Supreme“. Senza una traccia scritta, se non qualche appunto sporadico, il grande saxofonista trascina il suo quartetto in una suite strumentale (in quattro parti) straordinaria: una meditazione religiosa in musica su una poesia dello stesso Coltrane. «Il mio obiettivo è vivere in modo veramente religioso ed esprimerlo con la musica. La mia musica è l’espressione spirituale di quello che sono: la mia fede, il mio sapere, la mia essenza»

10 Dicembre 1974: a Grosse Pointe Farms (Michigan) nasce Megan “Meg” White. Batterista, nel ’97, assieme al cantante e chitarrista Jack White, fonda il duo indie-garage The White Stripes, La relazione tra lei e Jack non è mai stata chiarita: secondo versioni divergenti, messe in giro dagli stessi Stripes, potrebbero essere marito e moglie, oppure i fratelli più piccoli di una grande famiglia!

11 Dicembre 2012: a San Diego, all’età di 92 anni, ci lascia Ravi Shankar. Il più noto (almeno in Occidente) fra i suonatori di sitar, salito alla ribalta nel mondo del rock grazie ai concerti di Monterey e Woodstock, musicista di straordinaria longevità e ispiratore di George Harrison, ha avuto due figlie anch’esse famose: la cantautrice e attrice Norah Jones, e la musicista Anoushka Shankar, responsabile del Ravi Shankar Centre, in India.

12 Dicembre 1943: a West Palm Beach (Florida) nasce Richard “Dickey” Betts. Eccellente chitarrista elettrico di ispirazione blues, alla fine del ’68 conosce i fratelli Duane e Gregg Allman, e assieme al bassista Berry Oakley si unisce a formare The Allman Brothers, il più notevole ensemble di quel genere meticcio e rovente dal nome “southern rock”: una fusione fra blues, rock, country e honky tonk, tipica del Sud degli States, e condotta attraverso lunghe improvvisazioni strumentali.

13 Dicembre 1948: a Detroit nasce Ted Nugent. Prima negli Amboy Dukes, e poi in splendida solitudine, chitarrista e cantante di ruvido approccio, Ted ha sempre sposato, senza riserve, le cause della destra americana, appoggiando la liberalizzazione delle armi e della caccia, e le più nette posizioni contro le droghe. Famose le sue “Cat Scratch Fever” e il grezzo album live “Double Live Gonzo”, e le sue “mise” cavernicole, a base di perizoma, pelli animali e code di coyote.

14 Dicembre 1958: a Edimburgo nasce Mike Scott. Cantante, autore e chitarrista, è il fondatore e frontman del gruppo The Waterboys, dedito a un folk-rock oscillante fra gli omaggi alla tradizione d’Irlanda e a quella degli States.

15 Dicembre 1953: a Manocalzati (Avellino) nasce Federico “Ghigo” Renzulli. Mosso alla musica dalle schitarrate di Jimmy Page e Ritchie Blackmore, molla la facoltà di biologia, scappa a Londra per due anni, e nel ’79 si trasferisce a Firenze. Qui mette su una band di sapore reggae-rock con Raffaele Riefoli (Raf…) ma l’avventura dura lo spazio di un solo singolo: a una sua inserzione su un giornale, per cercare nuovi compagni d’avventura, rispondono Gianni Maroccolo, Antonio Aiazzi e Pierò Pelù: è il 6 Dicembre 1980, e sono appena nati i Litfiba.

Quarant’anni fa: Pink Floyd – “The Wall” – Pt. 2

(continua dalla prima parte)

Ma, oltre che un disco, un concerto e un film, TW è una narrazione: e una narrazione complessa, ardita, con ampi tratti di meta-qualcosa. Il flusso sonoro è punteggiato di “vocine” e “a parte” che giocano coi pensieri del protagonista, smentiscono le sue speranze o ne anticipano il destino, al pari di un narratore onnisciente. E gli incubi si materializzano, nel concerto, con i pupazzi che invadono la scena e minacciano Waters-Pink, mentre il gran demiurgo apre lo spettacolo con quattro musicisti che SEMBRANO i Pink, ma NON SONO i Pink: quattro figuri in nazi-uniforme che indossano maschere di gomma con le fattezze dei Floyd. Una “surrogate band” che, al secondo pezzo, cede il posto a David, Roger & co. per poi riemergere brutalmente nel pre-finale, la parte dedicata al delirio di potenza di Pink (“In the Flesh”, “Waiting for the Worms”). Una costruzione metanarrativa, quindi, che usa un concerto-massa per criticare proprio il concerto-massa e la divinizzazione fascista della star.

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