Domani avvenne: da lunedì 20 aprile 2020 a domenica 26 aprile

20 Aprile 1993: per la Geffen Records esce “Get a Grip“, undicesimo album della rock band americana Aerosmith. Con oltre 20 milioni di copie vendute, rappresenta il loro più grande successo commerciale. In scaletta, hit come “Eat the Rich”, “Fever”, “Livin’ on the Edge” e “Cryin'”.

21 Aprile 1978: a Wimbledon (UK) ci lascia Sandy Denny. Cantautrice folk, nota per la sua partecipazione nei Fairport Convention, e per un timbro evocativo e nebbioso, è fra l’altro l’unica voce ad aver affiancato quella di Robert Plant nei Led Zeppelin (“The Battle of Evermore”). Durante un periodo sabbatico in Cornovaglia, in un momento di ubriachezza, cade dalle scale e si procura una ferita alla testa: per alcuni giorni accusa forti dolori al capo fino a quando non viene trovata riversa sul pavimento, in coma. A nulla vale l’operazione per ridurre l’edema cerebrale: e si spegne in ospedale, a soli 31 anni.

22 Aprile 1967: a Napoli nasce Gennaro Della Volpe, in arte Raiz. Nel 1988 fonda il gruppo degli Almamegretta, dedito ad una eclettica miscela di tripo hop, reggae, dub e rap, in cui ricopre il ruolo di cantante e autore. Dal 2001 intraprende una carriera solista di buon livello, accompagnata a collaborazioni con Pino Daniele, Stewart Copeland, Planet Funk e Massive Attack, prima di tornare all’ovile, nel 2013.

23 Aprile 1976: per la Sire Records esce “Ramones“, l’album di debutto dell’omonima punk band statunitense. Registrato con un budget molto basso (seimila dollari), e col ricorso a tecniche anni Sessanta (la chitarra su un canale, il basso sull’altro, e la batteria su entrambi i canali), è uno degli lp più influenti della storia. Fra i suoi microsolchi, “Blitzkrieg Bop”, “Jusy Is a Punk” e “I Wanna Be Your Boyfriend”.

24 Aprile 1945: a Palo Alto (California) nasce Doug Clifford. Batterista solido, è fra i fondatori della rock band Creedence Clearwater Revival. Vista la sua grande instabilità emotiva, è soprannominato “Cosmo”: da cui il titolo di uno dei più noti dischi dei Creedence, “Cosmo’s Factory”, registrato in un loft denominato appunto “la fabbrica di Cosmo”.

25 Aprile 1917: a Newport News (Virginia) vede la luce Ella Fitzgerald. La sua infanzia misera è riscattata da una carriera stellare: voce straordinaria e inimitabile, dotata di un’estensione di più di tre ottave; artista di enorme versatilità e longevità, in grado di duettare alla pari con le arditezze cromatiche e ritmiche degli strumentisti Bebop; vincitrice di 14 Grammy; e leggenda immortale dello scat. Non aggiungerei altro…

26 Aprile 1940: a Ortisei (BZ) nasce Giorgio Moroder. Nel 1967 si stabilisce a Berlino, iniziando a scrivere canzoni e incidere demo: prima a Monaco di Baviera e poi negli States, Moroder sposa la produzione musicale di ambito dance-soul, collaborando con Donna Summer (“Love to Love You Baby”), e scrivendo colonne sonore basate sul sound del sintetizzatore (“The Chase”, da “Fuga di Mezzanotte”, con tanto di premio Oscar, e poi “Flashdance”, “Top Gun”, “Scarface”, la riedizione di “Metropolis”). Sua è, infine, la versione originale di “Notti magiche” (“To Be Number One”), scritta per i Mondiali di Calcio di Italia ’90.

Canta che ti passa #10

A fleeting glimpse: una visione fuggevole. Quella del protagonista di “Comfortably Numb“, Pink, provata quando era bambino, e che chissà, poteva svelargli un qualcosa: ma proprio mentre si voltò, per guardarla più direttamente, se ne andò.

Ma, oggi, questa visione è la mia.

Una visione che mi entrò nella pelle a inizio Febbraio: non sapevo perché, ma ho passato alcuni giorni gravato da un senso di tragedia incombente, di perdita imminente, di un mondo che finiva. Sembra una balla, una storiella da spacciare agli amici dopo la terza birra, ma giuro che è stato così: mi ha attanagliato il cuore per giorni e giorni, non capivo e cercavo spiegazioni più vicine al mio quotidiano, e invece… Fantasia o meno, quel pensiero insinuante come un rigagnolo di acqua nera, sporca, ha preso forma: e non se ne è più andato.

La visione di un passato così vicino che ne ricordo ogni dettaglio – e in fondo stiamo parlando di non più di 6 settimane fa – ma che mi sembra immensamente lontano: quello delle passeggiate del mattino, delle vacanze – o semplicemente del weekend lungo – da organizzare, del cinema, del “dove andiamo a mangiare domani con Roberto?”, delle carezze al barboncino dei suoceri, del casino del mio ufficio, del prendere l’ascensore in cinque (“ma sì, vieni, dai, ci stiamo”), del visitare un parente anziano e abbracciarlo. E questa immagine che è lì, a un passo, non riesco a guardarla, neanche volendo: perché mi fa male, spietatamente bella com’è, e perduta.

La visione di un domani di cui non si vede ancora la fine, che spostiamo avanti di decreto in decreto, di test sierologico in vaccino, di conferenza stampa in discussioni sul Mes… Ma che almeno è un domani di speranza, e che è sempre pur meglio del vero domani che, senza raccontarcela troppo, arriverà: di crisi economica, di altri mesi (ma anche anni, dice qualcuno) di “distanziamento sociale”, di test, di paratie di plexiglass, di stasi culturale, di rigurgiti sempre più violenti di becero sovranismo, di bar – si, quel bar dove andavo sempre – che non riaprirà. E, di nuovo, la mia volontà non regge che per pochi istanti: e poi, impaurito e incredulo, devo distogliere lo sguardo, sconfitto.

E, fintamente “comfortably numb”, torno a ordinare dvd, a pulire la casa, a cucinare, a scrivere post, a leggere un libro, a sentire un cd, a giocare a scacchi e a ridere di qualche stupido video WA: ma quella “fleeting glimpse” è sempre lì, mi assedia, mi spia, mi sussurra brutte cose. E non se ne va. Hai voglia di cantare: oggi non mi passa.

Canta che ti passa #9

Tre pensieri mi frullano in testa, in queste ore dove – tanto per cambiare – si medita, si parla e si sproloquia di Covid-19: 1. che siamo in casa, spesso da soli (e non per tutte le coppie questa è una situazione positiva); 2. che alcune attività commerciali, ci piaccia o meno, non sopravviveranno alla crisi; e 3. che sono di Asti, anche se residente a Torino, e che la mia città fra le colline – che non vedo da due mesi – mi manca molto, ma il cui ospedale ho dovuto contattare al telefono per questioni personali (e anche questo, come vedrete, c’entra).

Queste tre riflessioni hanno trovato, improvvisamente, un punto di contatto, che ha illuminato il mio pomeriggio:

Paolo Conte – La saga del “Mocambo” Continua a leggere “Canta che ti passa #9” →

Domani avvenne: da lunedì 13 aprile 2020 a domenica 19 aprile

13 Aprile 2009: il leggendario produttore Phil Spector è condannato in via definitiva a 19 anni di carcere per l’omicidio della modella Lana Clarkson, avvenuto sei anni prima nella sua villa.

14 Aprile 2015: a Baton Rouge (Louisiana) ci lascia Percy Sledge. Dopo i primi anni, in cui sbarca il lunario come infermiere in Alabama, verso la metà degli anni Sessanta entra nella scuderia Atlantic. Cantante e autore soul, fa il botto con l’autografa “When a Man Loves a Woman” (1966), successo mondiale e suo singolo di debutto. Muore all’età di 75 anni per un tumore al fegato.

15 Aprile 1996: una parte delle ceneri di Gerry Garcia, mitico fondatore e leader dei Grateful Dead, è dispersa nella baia di San Francisco. L’altra porzione dei suoi resti era stata sparsa nel Gange, 11 giorni prima, dal compagno di avventure Bob Weir.

16 Aprile 1924: a Cleveland (Ohio), figlio di immigrati italiani, nasce Enrico Nicola “Henry” Mancini. Nel dopoguerra entra alla Universal Pictures, per cui cura decine e decine di colonne sonore di successo. I titoli più famosi cui lavora sono “Breakfast at Tiffany’s”, “The Pink Panther” (il motivo sarà usato anche negli omonimi cartoon) e “Victor Victoria”, oltre al tema guida del serial tv “Peter Gunn”. Diciotto le nomination all’Oscar, e quattro le vittorie finali.

17 Aprile 1971: ognuno dei quattro “ex-Beatles” ha un singolo presente nelle classifiche inglesi. E, precisamente: “Another Day” (Paul McCartney), “Power To The People” (John Lennon), “My Sweet Lord” (George Harrison) e “It Don’t Come Easy” (Ringo Starr).

18 Aprile 2013: a Potters Bar (UK), a 69 anni, scompare Storm Thorgerson. Fotografo e designer, nel 1968 – assieme al socio Aubrey Powell – fonda lo studio grafico Hypgnosis, col quale produce una rivoluzionaria serie di copertine di singoli e album. Fra le più famose troviamo “Atom Earth Mother”, “The Dark Side of the Moon” e “Wish You Were Here” dei Pink Floyd, i primi tre lp solisti di Peter Gabriel, e “Houses of the Holy” dei Led Zeppelin.

19 Aprile 1980: a due mesi esatti dalla morte improvvisa di Bon Scott, gli AC/DC annunciano ufficialmente il nome del nuovo cantante: sarà Brian Johnson, precedentemente in forze negli inglesi Geordie, e segnalato ai fratelli Young da un suo fan accanito.

Canta che ti passa #8

La musica rende liberi

No, non è un caso che il titolo di questo breve pezzo riecheggi il tetro “Arbeit Macht Frei” affisso sui cancelli di numerosi lager nazisti. Non lo è per un paio di motivi.

Uno, perché sempre più spesso si sente parlare di come “siamo in guerra”, di come “siamo prigionieri” nelle nostre case, di “Piano Marshall”, di “arresti domiciliari” e altre metafore più o meno pertinenti.

Due, perché psicologicamente siamo tutti, chi più chi meno, provati dalla situazione, lontani dai nostri affetti, isolati, e con un domani (sanitario, ma soprattutto economico) che non definirei propriamente “sereno”.

Ma, fra il 1935 e il ’53, ci fu una generazione che dovette DAVVERO affrontare fame, prigionia e isolamento, e in forme – mi permetto di dire – ben più drammatiche di quelle attuali: milioni di persone discriminate, imprigionate e uccise per la loro etnia, per la loro religione, per la loro disabilità o per il loro orientamento sessuale. Fra quegli uomini c’erano, anche, artisti, compositori e musicisti: e alcuni di loro, nel magma emotivo, nella follia collettiva, nella disperazione, iniziarono a scrivere musica. Non per celebrare quel dolore: ma per esorcizzarlo, per dimenticarlo. E, va detto, anche sotto ricatto dei kapò, per allietare le serate danzanti dei Nazi.

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Bill Fay – Who Is the Sender?

A distanza di oltre un anno ri-pubblico integralmente questo articolo, uscito in origine il 6 Febbraio 2019. Un pezzo dedicato a un CD che, per ragioni personali, è e resta connesso a un momento particolarmente delicato del mio recente passato, e riguardante la mia salute.

Oggi ho avuto, in merito, una buona notizia, e – visto anche il momento generale – voglio dedicare a tutti, e anche a me (e dai… qualche volta bisogna pur farlo) questi pensieri. Quando un anno fa pubblicai queste poche righe avevo si e no 3 iscritti: non che ora ne abbia a centinaia, intendiamoci, ma posso comunque condividere la mia emozione con qualche amico in più. E vi abbraccio tutti, ovviamente in modo virtuale.

 

Il cielo in un cortile

Questa paura, dovrò pur togliermela: il timore di prendere in mano, a distanza di quasi cinque anni [aggiornamento dai precedenti quattro], il cd di Bill Fay, e metterlo nel lettore. È una paura fatta di brutti ricordi, di un giugno difficile, e di tanta angoscia, ma che deve trovare soluzione.

“Who Is the Sender?”: chi è il mittente? Del cd fu la mia compagna, che me lo regalò per il compleanno, dopo averne letto su qualche giornale: e ne aveva letto come di un miracolo… Quello di un pianista di genio e anima che, messo da parte dall’industria discografica, era tornato come dal nulla dopo quarant’anni di assoluto oblio, sfornando un disco bellissimo e commovente.

Dopo un ascolto distratto, lasciai passare un paio di settimane e lo rimisi nello stereo: e si, era proprio così, bellissimo e commovente. Quel mattino ero avvilito da un malessere che, confermando i sospetti di quei giorni, si sarebbe a breve rivelato serio: e Fay tirò fuori tutto il dolore e la malinconia che avevo dentro. Quella domenica passò, e dopo le settimane che vennero, non ebbi più coraggio di ascoltarlo. Ogni tanto lo prendevo in mano, aprivo la confezione, estraevo il dischetto: ma niente, la paura era più forte, e il cd tornava subito nello scaffale. Continua a leggere “Bill Fay – Who Is the Sender?” →