Musica ucronica: il caso “The Man in the High Castle”

Le potenze dell’Asse hanno vinto la Seconda Guerra Mondiale: dopo l’atomica su Washington gli Stati Uniti si sono arresi, e ora il territorio è spartito in tre grosse aree: ad Est il Reich Americano, a Ovest gli Stati Giapponesi del Pacifico, e in mezzo la demilitarizzata Zona Neutrale. Hitler, Himmler, Mengele, Goebbels e Hirohito sono tutti vivi, e l’Unione Sovietica spazzata via: è il 1962, e gli statunitensi sono sotto il tallone di due spietate dittature. Questa, in sintesi, la trama del serial tv “The Man in the High Castle”, derivato dall’omonimo libro di Philip Dick (in Italia, “La svastica sul sole”).

Romanzo e serie si situano in quella particolare branca della narrativa fantastica denominata “ucronia“: come sarebbe il mondo se la storia non fosse andata… com’è andata! Concetto affascinante e per nulla rassicurante, soprattutto nell’ottica narrata da Dick. Ma – e qui vengo al punto – quali sarebbero state le sliding doors nel campo della musica pop? E, seconda domanda: come – e se – ne tiene conto il serial? Abbiate fede, anche se non avete visto la serie, potrete seguire il post senza problemi! Continua a leggere “Musica ucronica: il caso “The Man in the High Castle”” →

1 secondo, 639 anni: il tempo di Dio (e di John Cage!)

Questo sabato non sapete cosa fare? Siete stufi di spiagge e movida? Lo sdraio sul balcone e il barbecue in cortile vi guardano con occhi annoiati? Non ne potete più di spiaggiarvi con mariti, mogli, nonni e bambini nell’agrigelateria “appena aperta e tanto buona”? Benissimo, ho la soluzione per voi:

  • Luogo: Halberstadt, Sassonia-Anhalt (Germania), chiesa di Sankt Burchardi
  • Quando: sabato, 5 Settembre 2020, ore 15:00
  • Evento: il cambio di nota all’organo della chiesa… Il primo dal 2013, e il quattordicesimo dal 2001.

Non vi ho ancora convinto? Non vi fidate? Volete saperne di più? Eccovi serviti! Continua a leggere “1 secondo, 639 anni: il tempo di Dio (e di John Cage!)” →

Gli strambi strumenti del rock – Parte 2

Ri-famolo strano

Riprendiamo il discorso degli strumenti più strani e particolari usati nella musica moderna con la seconda parte della nostra chiacchierata: dopo aver affrontato i manufatti più “eretici”, o di derivazione domestica (qui), ci accostiamo a quelli legati alle classi borghesi e/o prodotti in serie, ma solitamente destinati ad altri generi.

Iniziamo dal Clavicembalo (in inglese, Harpsichord), su cui il buon Giovanni Sebastiano ha costruito il suo opus magnum: bene, il clavicembalo, fuori dalla musica classica, conosce una stagione di gloria nel periodo più creativo del rock, a metà dei favolosi Sixties, quando diventa una vera e propria mania. L’elenco delle sue comparsate è interminabile: anche volendo ridurre all’essenziale, lo troviamo negli Stones di Brian Jones (“Play with Fire”, “Lady Jane” e “Yesterday’s Papers”), negli Yardbirds (“For Your Love”), nei Kinks di “Face to Face”, nei Beach Boys (i capolavori “Caroline, No” e “God Only Knows”), in Donovan (“Sunshine Superman”)… E, ancora: Simon & Garfunkel, i Traffic, Jimi Hendrix (“Burning of the Midnight Lamp”), i Doors (“Love me two Times”)… Ci sono proprio tutti: ma i Beatles? Dunque, l’harpsichord c’è sicuramente in “Fixing a Hole”, e SEMBRA esserci in “In My Life”: ma qui, quel che pare un clavicembalo, è invece il pianoforte di George Martin registrato a tempo dimezzato, e poi accelerato artificialmente. Finiti i Sixties, per una trentina d’anni il clavicembalo cade nel dimenticatoio: torna nel 2010 con “Too Afraid to Love You” del duo The Black Keys… e, guarda caso, uno dei due si chiama Dan AuerBACH (ho fatto la battuta…).

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Gli strambi strumenti del rock – Parte 1

Famolo strano

Sono passati un po’ di anni da quando mi sforzavo di distinguere a orecchio una chitarra classica da una acustica, un sax da una tromba, una batteria a cassa singola da una a doppia cassa. Esercizio indispensabile (anche se non l’unico) per scardinare le abitudini da ascolto radiofonico passivo e iniziare un nuovo abboccamento con la musica: un training che non finisce mai, perché infiniti sono i trucchi del bancone mixer, e infinita la fantasia dei musicisti e dei producer.

È così che ho avuto l’idea di mettere giù, e di sistematizzare con un minimo di ordine, i casi più ricorrenti (o più particolari) di strumenti atipici, strani, rari e assurdi in ambito rock e pop: e, per (in)competenza, lascio ad altri il compito di occuparsi di quelli usati nella classica (mi viene in mente l’ottobasso), nella musica concreta, e in quella industrial (lì, qualunque cosa vale… anche un martello pneumatico: vero, Einstürzende Neubauten?). In questa prima parte troveremo manufatti “poveri” e di derivazione domestica o folk, ma che per qualche ragione sono riusciti a entrare nei microsolchi di fior di capolavori rock: nella prossima (e conclusiva) puntata, incontreremo invece strumenti legati alle classi borghesi e prodotti in serie, ma che con il pop e il rock parrebbero comunque non avere alcun legame. Continua a leggere “Gli strambi strumenti del rock – Parte 1” →