Cazzeggiando per il Torino Film Festival40 #2

Come promesso, eccoci alla seconda (e ultima) puntata di questa brevissima serie sul TFF40.

Dunque, questa volta tocca ai film visti: ma prima, come l’anno scorso, debbo a mio malincuore sottolineare la reiterata assenza della retrospettiva. C’era, a onore del vero, un angolino dedicato ai western anomali del secondo Dopoguerra: ma una retrospettiva vera e propria era del tutto assente… E, a mio parere, un Festival che si rispetti dovrebbe metterla in agenda. La buona notizia è che, invece, le sezioni presenti sono state confezionate in modo coerente, e con una media prodotto di buona qualità.

Detto questo, veniamo ai (pochi) film che abbiamo visto: pochi perché 11– rispetto alla nostra media abituale – non è certo un record… Ma, considerato il caos nato dalla questione prenotazioni, abbiamo fatto fin troppo. Peccato solo esserci persi un paio di documentari, che sembravano davvero interessanti.

Concorso lungometraggi

Man and Dog” (Stefan Constantinescu, Romania/Bulgaria, 2022, 106′): non è da poco che il cinema rumeno è diventato uno dei più interessanti d’Europa, e questo film non smentisce l’andazzo. Certo non siamo di fronte a un capolavoro, ma a una pellicola coerente, quadrata, e a tratti ironica: la storia della lontananza di chi è all’estero a lavorare, e di una gelosia che diventa ossessione. Ma senza pesantezza. Voto: 7

La Piedad” (Eduardo Casanova, Spagna/Argentina, 2022, 84′): il film che più mi ha impressionato. Della serie: quando l’amore fra madre e figlio diventa morbosa dipendenza. Storia dai tratti volutamente surreali narrata con una fotografia iper-realista e gelida: e la messa in parallelo fra la folle vicenda di schiavitù domestica e l’altrettanto folle delirio collettivo nordcoreano, seguito alla morte di Kim Jong-il, è un vero colpo di genio. Astenersi stomaci deboli. Voto: 8

Kristina” (Nikola Spasic, Serbia, 2022, 90′): un melò sincero e non caricaturale la cui protagonista è Kristina, una transessuale che per tirare avanti esercita la nobile professione della escort. Un tema, si sa, alla moda, quello della “transizione di genere”: e qui portato avanti senza sventolii di bandiere o patetismi, ma con chiara semplicità. Voto: 6,5

Fuori Concorso

Il Cristo in gola” (Antonio Rezza, Italia, 2022, 78′): chi conosce il performer Antonio Rezza può già immaginarsi molto… Io lo adoro: e ho apprezzato molto questo film, girato nell’arco temporale di diversi anni a Matera, in cui Rezza impersona il “collega” Cristo in modo orgogliosamente ateo ma non concettualmente blasfemo, privando il suo “eroe” della sua virtù più riconoscibile, la parola. Cristo mugugna, urla, geme: ma mai parla. Le vicende dei Vangeli ci sono tutte: e, ovviamente, declinate secondo il lucido scetticismo rezziano, e con stravolgimenti che hanno del geniale. No per beghine e chierichetti. Voto: 7,5

Pinball – The Man Who Saved the Game” (Austin Bragg e Meredith Bragg, USA, 2022, 94’): la storia vera, eppure incredibile, del giornalista e appassionato giocatore di flipper Roger Sharpe, che negli anni Settanta riuscì a riabilitare il flipper (“pinball”) a New York, dopo oltre 40 anni di ottuso ostracismo. Sì, sembra incredibile: eppure fu proprio così. Divertente, leggero, con parecchi spunti non banali, e che possono fare riflettere su come la censura sia – praticamente sempre – un’idiozia. Voto: 6,5

Godland” (Hlynur Pálmason, Danimarca/Islanda/Francia/Svezia, 2022, 142′): una pellicola rigorosa e intensa, ambientata in una Islanda di fine ‘800 simile al Far West. La storia di un pastore danese mandato nella terra dei geyser a sollevare anime, e che pian piano perderà sè stesso, schiacciato fra una natura leopardiana e una lingua altrettanto ostile. Voto: 7,5

Fumer fait tousser” (Quentin Dupieux, Francia, 2022, 80′): il senso dell’assurdo per Dupieux. Impossibile, o quasi, raccontare la trama: ma fra pesci parlanti, supereroi in tutina, robottini mezzi rotti e un capo-clan sbavante, ci si diverte assai, a patto di stare al gioco. Voto: 6,5

Nuovimondi

Pacifiction” (Albert Serra, Francia/Spagna/Germania/Portogallo, 2022, 163′): un film strano, opaco e umido come le manovre politiche in atto nella Polinesia Francese.  Come un surfista, l’alto commissario della Repubblica crede di cavalcare l’onda: ma si confonde, si perde, e scomparirà fra i flutti della storia. La trama si sgretola in un divagare senza centro, riflesso di una sceneggiatura in itinere e sempre cangiante. Bravissimo il protagonista,  Benoît Magimel. Della serie: l’ho visto ma non l’ho sentito. Voto: 7

Le Mur des morts” (Eugène Green, Francia, 2022, 51′): il cinema di Green è un cinema lento, di piani fissi, di sguardi in macchina, di poesia e di spiritualità. Questo mediometraggio ci racconta, in un modo personale e sospeso, un concetto di temporalità mistico, in cui presente, passato e futuro sono il riverbero della nostra unica anima: e dove i morti della Prima Guerra Mondiale dialogano con un ragazzo d’oggi. Tocca corde che spesso scordo di avere. Voto: 7,5

Lilith” (Bruno Safadi, Brasile, 2022, 80′): Lilith, la prima donna: e prima di Eva. Se Eva, quando arriverà, si prenderà cura di Adamo, diventando la sua compagna-schiava, Lilith è la donna forte, autonoma, che non riconosce altro ruolo che essere sé stessa. Un archetipo femminino intenso e animale, che un Adamo obbediente e ottuso non sa come affrontare: e che, dopo il ripudio, attraverserà la storia nelle vesti della donna della magia e della voracità di vivere. Un film “da festival” e che non vedrà mai le nostre sale: ma che proprio per questo sono stato contento di vedere. Voto: 7

Crazies

Venus” (Jaume Balagueró, USA/Spagna, 2022, 100′): se c’è stata una delusione in questo festival, eccola. Intendiamoci, non una porcheria: ma dal regista dei rivoluzionari horror “Rec” e “Rec2” mi aspettavo molto di più. La promessa di un horror lovecraftiano è poco più di uno spunto: e presto la narrazione si inizia a contorcere fra action movie, storia criminale, strane presenze, streghe e canzoni pop (“Musica leggerissima” di Colapesce), senza un vero centro. Sì, lo ridico: delusione. Voto: 5,5

Questo è quanto. Alla fine, pur in un’edizione (per noi) complicata dalle scellerate decisioni in materia di biglietteria, la qualità media delle cose viste è stata abbastanza alta. Vuoi mica che, lasciando decidere al caso, ci si trovi meglio che a programmare scientificamente? 🙂 Vedremo il prossimo anno!

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