Un film – “La vita è un raccolto”

Spigolare“: “raccogliere le spighe di frumento rimaste sul campo dopo la mietitura“; e, come secondo significato, più esteso, “raccogliere da fonti diverse, andare a cercare qua e là“. Questo dice la Treccani; e questo fa la matura regista francese Agnès Varda, nel suo documentario del 2000 – disponibile sulla piattaforma MUBI – “Les Glaneurs et la Glaneuse“, “Gli spigolatori e la spigolatrice“: percorre la Francia in lungo e in largo, raccogliendo le storie di un’umanità quanto mai varia e commovente, spesso ai margini ma non per questo secondaria, e che ha fatto della spigolatura un modus vivendi.

Troviamo chi sbarca il lunario, in modo più ordinario e letterale, andando a raccogliere quelle mele – o quelle patate – troppo poco “attraenti” per il mercato, e lasciate a marcire nei campi; chi, con le gambe a mollo, coglie fra le onde le cozze sfuggite agli allevamenti dopo un temporale; chi cerca nei cassonetti la merce ancora imballata ma sull’orlo della scadenza, gettata via dai supermercati; chi raccatta i rimasugli dei mercati rionali; e chi, ancora, prende vecchie tv, forni, frigoriferi ai bordi delle strade, e ne recupera schermi, matasse di rame e pannelli.

Spigolare è, a volte, l’ultimo rifugio dei disperati, dei clochard, dei senza tetto; ma, anche, di chi ha scelto la raccolta del superfluo altrui come uno stile di vita, un modo di pensare, un atto sociale e politico: una ribellione, sorridente e assorta, contro il consumismo, l’usa-e-getta, il tritatutto del mercato. Ci sarà, anche fra loro, qualcuno a suo modo vittima di una forma di accumulo, che non si manifesta alla cassa di un centro commerciale, ma fra le cassette di verdura del mercato: ma l’impressione generale è di una grande dignità, e di una spiccata consapevolezza. Qualcuno, dei frigoriferi e dei forni abbandonati nelle discariche, fa anche installazioni di arte contemporanea; un ex assistente universitario, mentre di giorno raccatta verdura al mercato, alla sera insegna francese agli immigrati; e tutti, indistintamente, rispondono al richiamo dell’oggetto lasciato abbandonato perché non allineato ai dettami del mercato… Proprio come loro: gente ai margini, che – per i più svariati motivi – non ha saputo o voluto stare al gioco.

La regista gira l’intero film con la camera digitale a mano: tecnica che contribuisce a creare quell’atmosfera di complicità, e di realtà che si costruisce sul momento, propria del Cinéma vérité. E più volte vediamo, letteralmente, la realtà sbocciare durante le riprese: quando, ad esempio, Agnès si reca in un mercatino dell’usato, e trova per puro caso un dipinto raffigurante le spigolatrici dell’Ottocento; e quando, ancora, la Varda è in autostrada, e mentre affianca i camion, si diverte a “inquadrarli” fra il pollice e le dita, fino a “chiudere” l’obiettivo durante il sorpasso, quasi a catturarli.

Il titolo, dicevamo, significa “Gli spigolatori e la spigolatrice”: perché, oltre agli spigolatori a vario titolo che affollano questo documentario, è lei stessa a proporsi come spigolatrice… Di immagini, storie, oggetti e idee: che raccoglie e filma nel suo viaggio francese, ordina, colleziona e ripropone ai nostri occhi.

E, alla fine, non dimentico una cosa: che anche mia mamma, da bambina, è stata una piccola spigolatrice. Assieme a bambini come lei, in autunno, andava nelle vigne, a raccogliere quei grappoli d’uva lasciati indietro dalla vendemmia: e, come premio, guadagnava un piccolo barattolo di vino cotto. Altri tempi: nessuna nostalgia della povertà, naturalmente; ma ammirazione per chi sapeva – e sa ancora – distinguere un frutto buono da uno solamente bello. E chi sa che a breve, visti i chiari di luna che si prospettano, non ci tocchi di imparare tutti a spigolare…

Abbiamo parlato di:

  • La vita è un raccolto” (“Les Glaneurs et la Glaneuse“, 2000, Francia, 82 min)

Regia: Agnès Varda

Sceneggiatura: Agnès Varda

Interpreti principali: Agnès Varda (sé stessa), Louis Pons (sé stesso)

9 pensieri riguardo “Un film – “La vita è un raccolto”

    1. Questione, ormai, più di piattaforme frequentate che di sale… Cmq io pratico molto poco il cinema documentario ma questo mi ha coinvolto… In qualche modo parla dei buchi neri del consumismo e dello spreco, argomenti quanto mai attuali, ma con leggerezza e verità

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