Io non so parlar di musica #5

La rubrica “Io non so parlar di musica” oggi prende spunto dal mio risveglio: anzi, da quando ho aperto la finestra e ho sentito un brutto odore di bruciato… E, poco dopo, ho sentito la notizia che a Torino stava andando a fuoco un capannone industriale: ora l’incendio è spento, ma chi sa quali porcherie si sono respirati gli abitanti del quartiere.

E la mia memoria (storica e musicale) è subito andata verso un incendio molto più importante e devastante: non tanto per la sua portata “materiale”, ma per il valore culturale e simbolico che lo riguarda. Durante l’assedio di Sarajevo, il 25 Agosto 1992, le granate serbe causano la completa distruzione della Vijećnica, la storica biblioteca della capitale bosniaca: un attacco deliberato e vigliacco, che vuole cancellare dal mondo la storia di un popolo e la sua identità. Maledette teste di cazzo. palazzo vi erano oltre un milione e mezzo di volumi, e 155.000 libri rari e manoscritti: solo il 10% si salva dalla devastazione, grazie anche a cittadini coraggiosi, che – sfidando i cecchini – portano i libri in salvo.

Ispirati da questo evento, per cui non ci sono davvero parole, i C.S.I. di Ferretti, Zamboni, Canali e Maroccolo scrivono il pezzo di cui (non) vi parlo, oggi, “Cupe vampe“: e già il titolo fa venire i brividi. Il resto lo mettono il gelido salmodiare di Giovanni Lindo Ferretti, i suoi asciutti e memorabili versi, e il sound, scabro e feroce come il fuoco che divora la storia.

Mi fermo qui. La parola alla musica e ai musicisti.

C.S.I. – “Cupe vampe

Tratto da “Linea Gotica” (1996)

Di colpo si fa notte, s’incunea crudo il freddo, la città trema, livida trema
Brucia la biblioteca, i libri scritti e ricopiati a mano
Che gli Ebrei Sefarditi portano a Sarajevo in fuga dalla Spagna
S’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe
Brucia la biblioteca degli Slavi del sud, europei del Balcani
Bruciano i libri, possibili percorsi, le mappe, le memorie, l’aiuto degli altri
S’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe
S’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe
S’alzano gli occhi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe
S’alzano i roghi al cielo, s’alzano i roghi in cupe vampe
Di colpo si fa notte, s’incunea crudo il freddo
La città trema, come creatura
Cupe vampe, livide stanze, occhio cecchino etnico assassino
Alto il sole, sete e sudore, piena la luna, nessuna fortuna
Ci fotte la guerra che armi non ha, ci fotte la pace che ammazza qua e là
Ci fottono i preti, i pope, i mullah, l’ONU, la NATO, la civiltà
Bella la vita dentro un catino, bersaglio mobile di ogni cecchino
Bella la vita a Sarajevo città, questa è la favola della viltà

26 pensieri riguardo “Io non so parlar di musica #5

      1. Musicalmente esiste eccome. Semmai melodicamente è poco incisivo: ma la musica è anche sound e dinamica sonora. E sì cantautori ne abbiamo x tutti i gusti da Fossati a Conte da Dalla a Ciampi da De André a Gaber e Jannacci… Pazzesca varietà

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      2. Ora, attenzione: non sto dicendo che debba piacere o meno una canzone, e soprattutto questa. Ma dico, e sostengo, che la “melodia” non è l’unica cosa che fa una canzone, ci sono un sacco di elementi, come appunto il sound, la dinamica, l’intreccio col testo, il colore, ecc ecc. . Bob Dylan, ad esempio, non è certo un maestro di melodia, e come sostiene lui “si può anche fare un pezzo con una sola nota”. Può non piacere? Certo che si. Ma sempre di una canzone si tratta, se comunica qualcosa. La storia della musica popolare è zeppa di canzoni “monotone”, come ad esempio le ballate folk. Possono piacere? Dipende dai gusti, dalla cultura personale, dall’abitudine all’orecchio. Sono canzoni? Certo che si! E, come dice Paolo Conte, “Viva la musica che ti va, fin dentro l’anima”!

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      3. Che i cantautori siano mononota è opinione assai bizzarra… Conte Fossati Jannacci Dalla proprio non direi… E che per i testi ci sia la poesia e il cinema: sono arti complesse, come la canzone, fatte da un incrocio di elementi la cui somma supera il totale delle parti: il cinema di soli dialoghi e senza montaggio o fotografia, o la poesia di sole parole ma senza ritmo, non sarebbero tali. Ah come mi piacciono queste cose ne parlerei x ore! 😀

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      4. Io, per mia fortuna, non ho un genere specifico: amo dal folk irlandese al nu metal, dal blues ai cantautori, dall’hard rock alla psichedelia, dal beat al progressive, e anche soul, rap e new wave. Poi all’interno ci sono cose che mi emozionano di più e altre meno, ma variano anche a seconda dei periodi della mia vita e dagli ascolti che decido di approfondire. Come avrai capito, per me la musica non è solo un passatempo, ma uno studio e una ragione di vita. E col cinema pure: vedo un po’ di tutto, dai Lumiere a Wes Anderson, con molto rispetto per i grandi del passato. Ho solo difficoltà innate col musical.

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      5. Ma non dire così! E col cinema? Cosa ti piace istintivamente e cosa altrettanto istintivamente no? Mi sa che se studierai la materia, giocoforza affronterai anche i classici: alcuni sono pesanti, ma in ogni cosa c’è da imparare… E’ il bello dello studiare: che se si potesse, ne farei il mio mestiere. D’altronde mi sono laureato lavorando, e da allora ho mai smesso di studiare, anche solo per i miei post

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