La canzone che mi passa per la testa: tarli musicali e notti insonni

Sarà capitato anche a voi di avere una musica in testa…“: così cantava Mina (e così cantava Sylvie Vartan!) nel 1968. Non so a voi, ma a me succede: proprio come racconta il testo di Antonio Amurri, “la cantavo stamattina appena sveglia, e cantandola ho pensato che non è poi tanto male“… E non necessariamente è un qualcosa sentito la sera prima, o che ha per me qualche evidente significato. A volte sono canzoni che amo, altre cui sono indifferente, e altre che non ho proprio idea da che cavolo di cassetto mnemonico escano fuori… E’ vero che per me la musica è importante: ma che al risveglio mi ritrovi a canticchiare a tradimento “Rock Me Amadeus” di Falco è ben strano, eh!

Il problema è che a volte queste canzoni si installano come un virus, e non se ne vanno: ” Però se va avanti così finisce che questa canzone diventa una tale ossessione“, dice a proposito il poeta. E passo tutta la giornata a canticchiare: a mente, borbottando, a volte anche a mezza voce. Per un po’ sembra che passi e poi niente, ritorna! Il fenomeno dei cosiddetti “tarli musicali” è noto e comune a molti: ma non ho mai investigato più di tanto cosa possa significare a livello profondo. Nel bel cartoon “Inside Out“, se non ricordo male, gli autori se la sbrigano spiritosamente, suggerendo che sia colpa dei dispettosi omini che spostano i “mattoncini” della memoria: ma mi sa che qualche connessione con la coazione a ripetere e una (spero minima) tendenza ossessiva ce la deve avere!

Comunque, fatto sta che mi capita. Le ultime canzoni che mi hanno letteralmente perseguitato per un’intera giornata sono state, a memoria: “Mother’s Little Helper” e “Tell Me” dei Rolling Stones, “That’s the Way (I Like It)” di KC & The Sunshine Band, “Don’t Stop Me Now” dei Queen, “L’emozione non ha voce” di Celentano, “Africa” dei Toto e “Hey Bulldog” dei Beatles… Un bel coacervo di periodi, generi e artisti!

Perché poi, che siano canzoni più o meno gradite, quando ti ammazzano per tutta la giornata, alla fine non ne puoi più… E almeno ti lasciassero in pace quando chiudi la luce: ma loro niente, continuano! Come fare? Ho dato una letta in giro, e di soluzioni ce ne sono per tutti i gusti: cantarci sopra un’altra canzone, masticare chewing gum (eh si…!), o semplicemente ascoltare il pezzo che ci ossessiona per intero! Pare infatti che il cervello, quando si “fissa” su una canzone, non faccia che canticchiarne sempre lo stesso frammento, come in un loop, incapace di sfuggire: ascoltando il brano dall’inizio alla fine chiudiamo il cerchio, la mente si ritiene libera e soddisfatta, e dovrebbe quindi mollare la presa.

Ma quando sei a letto, mezzo addormentato, e la melodia (che credevi morta e sepolta) torna d’improvviso a ronzarti per la testa, mica ti alzi, accendi la tv o il cellulare, e ti spari una canzone? Almeno, io no: mai fatto! Preferisco appoggiarmi a un mio repertorio consolidato di “contro-canzoni” calmanti, e iniziare a canticchiarle… Il classico meccanismo chiodo-scaccia-chiodo, insomma! La mia piccola “hit parade della buonanotte”, costruita spontaneamente negli anni, comprende:

  • Eye in the Sky” di The Alan Parsons Project;
  • Dove… Quando… (Pt 1)” della PFM;
  • Echoes (Pt 1)” dei Pink Floyd;
  • It’s All Over Now, Baby Blue” di Bob Dylan (MA nella versione degli Animals! 🙂 );
  • No Quarter” dei Led Zeppelin.

Brani calmi, un po’ ipnotici, e che amo particolarmente. Ma non sempre la battaglia è vinta, anzi: perché proprio di una battaglia si tratta, fra la canzone maledetta, che va per i cazzi suoi, e quella che tanto vorrei prendesse il suo posto, ma che si fa sopraffare dalla sua cattiva sorella appena mi distraggo un attimo. Come sempre, basterebbe essere morbidi, e lasciare che l’acqua torbida, a forza di scorrere, pian piano si pulisca: ma figurati se ho imparato questa semplice lezione! E così mi intestardisco, e ci passo delle ore. Oddio, non che mi capiti tutti i momenti: ma succede… E quando accade, è un tormento!

Intanto, parlandovene, e citando alcuni dei miei più tenaci esempi di “tarlo musicale”, temo di aver risvegliato la perniciosa installazione di qualcuna di queste pericolosissime melodie nella mia testolina: se capita, questa volta proverò ad accendere YouTube, e sentirmi per intero la canzone che avrà preso il sopravvento… E vedremo se, come dicono, se ne andrà via.

Strano, lo sono: ma mica sarò l’unico a subire questi assalti spietati e un po’ vigliacchi! Cari lettori, se in questo mi tenete compagnia, con quali canzoni vi è capitato? E’ durato molto? E come ve ne siete liberati?

Attendo le vostre risposte!

E, intanto, cantate con me, tutti in coro:

That’s the way, uh-huh, uh-huh, I like it, uh-huh, uh-huh,

that’s the way, uh-huh, uh-huh I like it, uh-huh, uh-huh“! 🙂

11 pensieri riguardo “La canzone che mi passa per la testa: tarli musicali e notti insonni

  1. Negli ultimi tempi mi hanno ottenebrato:
    1) Insieme a te non ci sto più nella versione di Battiato (partita a caso nell’iPod)
    2) Why don’t you get a job degli Offspring (sentita alla radio in macchina)
    3) 99 Luftballons dei Nena (sentita in una storia della pasticciera Malindi su Instagram)
    4) Rock ‘n’ Roll Robot di Andrea Camerini (sentita da Angelini a Propaganda Live)
    5) She Drives me crazy dei Fine Young Cannibals (sentita alla radio in macchina)
    6) Tua per sempre di Elisa (senza ragione)
    7) How far I’ll go, versione del film Oceania (senza ragione)
    8) Meu amigo Charlie dei Two Men Sound (sentita a Propaganda Live)
    9) Time Beat di George Martin e Maddalena Fagandini della BBC Radiophonics (sentita per lavoro mentre la catalogavo)
    10) Wild Thing dei Troggs (sentita in uno spot)
    11) L’ultimo movimento della sinfonia 9 “Dal nuovo mondo” di Dvořák (senza ragione)
    12) il primo movimento della sinfonia 3 “Renana” di Schumann (senza ragione)
    13) il primo movimento della sinfonia 3 di Brahms (senza ragione)
    14) il primo movimento della sinfonia 5 di Čajkovskij (senza ragione)

    ho risolto solo mettendole a loop su iTunes o Spotify finché non mi stancavo…
    (per la classica:
    con Dvořák hanno vinto Giulini Chicago, Kubelík Berliner e Fricsay Berliner, con però Kubelík in testa;
    con Schumann non c’è stata partita e ha vinto Giulini Los Angeles;
    con Brahms lo scontro è stato tosto ma l’ha spuntata Muti con Philadelphia;
    con Čajkovskij, alla lunga, una delle ultime letture, credo incisa intorno al 2018, di Gergiev e il Mariinskij [ne hanno fatte tantissime e districarsi tra di loro è difficilissimo, perché il label discografico del Mariinskij ha non si sa perché la stessa idiosincrasia per le date che avevano BMG, Philips ed EMI negli anni ’80] ha battuto il mio primo amore che era Masur col Gewandhaus del 1987)

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  2. Mi ricordo una volta, ero una bambina… ero andata a sciare con mia zia e un gruppo di ragazzi sul pullman ascoltava canzoni alla radio. Una mi entrò nella testa e non ne voleva più uscire, e il bello è che non mi piaceva nemmeno! Faceva “dai attacca il giradischi, c’è da divertirsi…”

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