Le mie prime volte

Non so voi, ma il mio primo ricordo musicale si piazza suppergiù verso i 3 anni. Avevo un mangiadischi azzurro (forse ce lo ricordiamo solo noi over 40… anche se over già da un po’) e una borsa di plastica con dei 45 giri senza copertina, raccattati un po’ ovunque. E mettevo sempre “Oh Lady Mary” (1969) dell’italo-francese Dalida: un valzerino pop assai canticchiabile, e che (così riporta mia mamma) inserivo nell’apparecchio “in automatico”, riconoscendolo dal colore e dal disegno dell’etichetta.

Salto qualche anno, e arrivo a “Buona domenica” (1979) di Venditti: un autore che non ho mai amato e tutt’ora non amo molto, ma la cui canzone apriva la mattinata domenicale di una radio libera astigiana, sul presto… Una radio dove mio papà dava una mano, e che a casa era “obbligatorio” ascoltare. Ma, nonostante la mia freddezza per Antonello, la sua “Buona Domenica” evocava, già allora, la nostalgia di una domenica che – appena iniziata – sentivo già finita: proprio come capita ancora adesso, quando alle 15 del dì di festa iniziano già a girarmi i coglioni.

Finisco con “Una donna… Una storia” di Walter Foini (1978). Un Carneade che, recentemente, ho scoperto aver vinto un Cantagiro prima, e un Festivalbar poi, prima di sparire nella nebbia. Avrò avuto 11 anni, e di sera una radio locale mandava in onda un nastro di un’oretta, un collage senza commento di successi del recente passato: li conoscevo quasi tutti, ma quello proprio no. Finché una volta mio cugino (che faceva il DJ proprio lì… famiglia di appassionati che siamo) prese un foglietto, scrisse sopra il nome del cantante, e mi chiarì l’arcano. Ovvio, Foini manco sapevo chi fosse: ma andava bene così. L’altra sera ho cercato sul Tubo e, prevedibilmente, il pezzo c’era: ho scoperto che con quella canzone il Walter aveva pure vinto Festivalbar… e mi ricordo ancora quasi tutte le parole.

Come poi, da Dalida, Venditti e Foini, si possa (fortunatamente) arrivare ai Dream Syndicate, Bob Dylan, Led Zeppelin e Afterhours, è un altro discorso. Anche perché un conto sono le preferenze acquisite e elaborate in età adulta, un conto i tormentoni che colonizzano i lobi cerebrali di un ignaro ascoltatore, ancora indifeso.

Qualcuno, dei pochi che mi leggono, ha voglia di raccontarmi i suoi primi ricordi musicali? La porta è aperta.

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