Vaffa Day

Oggi, compleanno.

E visto che chi invecchia diventa, quasi per definizione, più petulante e malmostoso, perché dovrei sfuggire alla regola? Non che sia un hater, un grillino o un Cruciani-boy: ma ogni tanto le balle girano pure a me.

E, quindi, do inizio al primo “Vaffa Day”! (tanto la scusa del rincoglionimento ce l’ho)

Un bel vaffa innanzitutto a Francesco Facchinetti, che fieramente sostiene: “Ho cambiato canale al Concerto del 1° Maggio quando ho sentito intonare “Bella Ciao”: è una canzone divisiva”.

Un altro a Paul McCartney, con quei capelli color orso, che se ne viene fuori con questa bella riflessione: “Di fronte all’omicidio di Lennon, pensai che ora John sarebbe diventato un martire: anche io, George e Ringo eravamo Beatles come John, ma dopo l’omicidio i Beatles sarebbero diventati solo Lennon”. Potevano proprio evitare di ammazzarlo, perbacco, che mancanza di delicatezza!

E anche a Townshend e Daltrey, che nel 2002, nonostante la morte improvvisa di John Entwistle, loro socio, bassista e (così dicono) amico, continuano il tour degli Who come nulla fosse (sì, sì, “lui avrebbe voluto così”, “lo spettacolo deve continuare”, ecc.). E, ovviamente, a tutti quei coglioni di “fan” che per mesi hanno chiesto di poter dormire nella stanza d’hotel dove era spirato The Ox.

In mezzo ci mettiamo anche Richards e Jagger, che a forza di intrugli voodoo e potenza creativa hanno sfiancato il biondo e fragile Brian Jones, fino a tagliarlo fuori dalla band che aveva creato. A 2 giorni esatti dalla morte, e a un mese dalla cacciata, Mick, con una faccia tosta che nemmeno all’Actor Studio ti insegnano, si inginocchia e recita “Adonais” di Shelley durante il concerto all’Hyde Park, e libera migliaia di farfalle bianche… Lepidotteri che per metà sono già seccati durante l’attesa, e per metà volano a fatica qualche metro, prima di cadere belli morti sulle teste degli spettatori.

E anche a Battiato e alla sua “La Cura” ho qualcosa da dire: Franco, non blandirmi con tutte le tue offerte di abnegazione, non è questo l’amore che vorrei ricevere da qualcuno. Non voglio che questo qualcuno mi sollevi da ogni problema, mi protegga da tutto, percorra con me le vie per l’essenza e intessa i miei capelli (che peraltro sto perdendo): Franco, tu che sei tanto Buddha-oriented, non lo sai che “se trovi il maestro sulla tua strada, uccidilo”? Questo non è amore, è dipendenza. E poi cos’è ‘sta minchiata di superare le correnti gravitazionali?

Ed ecco Vasco, che presentando i sei concerti a San Siro, proprio pochi giorni fa, dichiara: “Musica per fuggire via, per scappare da un mondo sempre più brutto. Questo è il concetto che sta dietro a tutto”. Come una canna, insomma. E io che pensavo fosse per la vita spericolata…

Non oso dire “coglione” a Chris Cornell dei Soungarden, che i suoi motivi per mettersi un cappio al collo li avrà pure avuti; così come Kurt Cobain, che ha chiesto aiuto a un fucile, e Layne Staley degli Alice in Chains, che si è ammazzato con una dose di speedball, dopo anni di tormenti: ma cazzo, non si lascia il Grunge così, senza eredi, con soli i Pearl Jam a sobbarcarsi tutto l’onere (anche se il Grunge è già spirato pure lui…)

E Waters e Gilmour, su… Avete mandato all’aria una roba mai vista, non ve lo perdonerò mai. Si lo so, erano “differenze inconciliabili”: ma che cazzo, i Pink Floyd mica sono roba da tribunali, liti e occhiate furenti! E poi, basta fare dischi: uno che continua a riempire cd con estenuanti assolo strappamutande, l’altro che fa il socialista, e però si batte per il privilegio della caccia alla volpe dei nobili. Meglio Barrett, che se ne andava al supermercato pelato, grasso e con l’impermeabile bianco, tipo maniaco sessuale, ma che almeno non rompeva i cabasisi a nessuno e non continuava a pubblicare materiale superfluo.

Lasciamo poi perdere Ian Gillan, che pretendeva che il successore Coverdale non osasse rifare “Child in Time”, quando nemmeno lui, dopo il ’75, riusciva più a farla decentemente. E pure quella enorme testa di minchia di Blackmore, che ha litigato con tutti e tutto, nei Deep, nei Rainbow, nei Deep di nuovo, ogni volta rompendo il giocattolo che aveva appena costruito: e che mi molla la chitarra elettrica, di cui è un dio, per mettersi a snocciolare melodie medievali con la moglie gnocca giovane bionda, e che suona il piffero (e si vede che glielo suona pure bene…). E che palle anche quel vanitoso di Robert Plant, che continua a gigioneggiare coi suoi “Babe babe babe” a 70 anni suonati, che viene il dubbio siano lamenti per l’artrite.

Non andrà di moda, ma un gran bel vaffa lo mandiamo pure ai Queen, che in pieno embargo musicale di Sun City se ne andarono lo stesso a suonare nel quartiere del sollazzo del Sudafrica bianco e razzista, perchè “i nostri fan hanno diritto a vederci”.

Per non parlare di tutti quelli che, quando è morto, tacendo quel che ognun sapeva ma che nessuno diceva, hanno celebrato Lucio Dalla come “il giullare di Dio”. Perché che fosse omosessuale era chiaro da decenni, ma guai a dirlo: se no la celebrazione col vescovo va a gambe all’aria. E invece il povero Umberto Bindi accusato – pensate un po’ – di portare un “vistoso anello” che denunciava le sue “arie poco popolaresche” (un modo mellifluo per spifferare l’inspifferabile), fu tagliato fuori per decenni dal giro della musica che conta, e costretto a mendicare per un contratto. Mica colpa di Dalla o di Bindi: ma di quelli che, invece di pensare al proprio culo, pensano a quello degli altri.

E, dopo tutti questi complimenti, un bel vaffanculo pure a me: che, nonostante gli anni che passano, continuo di nascosto a credere che un artista non possa essere una testa di cazzo, che faccia musica così, gratis,”per l’arte”. E che persevero a comprare roba di cariatidi che non hanno più nulla da dire, ma che a ogni uscita ripetono che “è il migliore disco che abbia mai fatto”.

Sì, proprio come si dice delle ultime ferie, o dell’ultima donna che ci siamo portati a letto: ma che non è mica vero.

2 pensieri riguardo “Vaffa Day

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